La montagna cerca giovani

Il Presidente del CAI Bergamo Piermario Marcolin ha lanciato il suo messaggio sul sito del Corriere della Sera

Escursionisti del CAI Bergamo

Se il Club Alpino Italiano ha festeggiato un secolo e mezzo di vita, la sezione del Cai di Bergamo gli tiene dietro a ruota. Quest'anno sono state infatti ben 140 le candeline accese per celebrare una lunga storia di uomini, che hanno intrecciato le loro vite con le Orobie e, oltre, con le più famose e impegnative montagne del mondo. Con i suoi 10 mila soci, la sezione bergamasca è seconda in Italia solo alla Società Alpinisti Tridentini. Una frequentazione che lascia bene sperare, anche di fronte alla crisi dell'associazionismo.

«A giudicare dal numero dei soci - dice Piermario Marcolin, presidente del Cai di Bergamo - direi che possiamo stare tranquilli. Una flessione c'è stata, ma contenutissima. Con questo non vogliamo sottovalutare il problema, ma resta il fatto che a Bergamo il Cai tiene bene, a testimonianza di una passione profondamente radicata nella gente. Se poi dovessimo trarre indicazioni dai corsi di base e avanzati, che regolarmente teniamo sui principali sport della montagna, alla prudenza potrebbe succedere l'ottimismo. Registriamo di solito il tutto esaurito e la società ci vede sempre più come un'associazione che eroga servizi specialistici per iniziarsi al mondo delle vette».

Le uniche riserve di Marcolin riguardano il volontariato alpino. «Devo riconoscere che è sempre più difficile trovare gente disposta a lavorare gratuitamente per il Cai. Questa sarà la sfida per il nostro prossimo futuro. Gli anniversari importanti del 2013, quello nazionale e quello provinciale, sono stati l'occasione di un approfondimento, che ci ha portati a riscoprire la nostra missione statutaria. Ad esempio ci siamo resi conto del valore strategico dell'alpinismo giovanile per la formazione delle future generazioni di scalatori. A tale proposito il Cai di Bergamo può contare su testimonial illustri come Walter Bonatti, al quale abbiamo dedicato il piazzale davanti alla sede, o come i fratelli Mario e Sergio Della Longa, alla cui memoria si è pensato di istituire un premio rivolto agli alpinisti bergamaschi che si distinguessero per imprese particolari».

La frequentazione di massa della montagna sta riproponendo in modo sempre più drammatico il problema della sicurezza. In questa campagna anche il Cai di Bergamo si è mobilitato. «La fruizione responsabile delle vette è centrale per noi - continua Marcolin - Dedichiamo particolare cura alle iniziative di prevenzione, oltre che alla formazione tecnica dei praticanti. Ci conforta scoprire che raramente gli alpinisti che hanno ricevuto da noi una solida preparazione si trovano al centro degli interventi del Soccorso Alpino».

Le Orobie sono naturalmente le prime montagne alla cui valorizzazione il Cai di Bergamo si è consacrato. Ma resta molto da fare per promuoverne la conoscenza fuori provincia. «Effettivamente le nostre montagne sono molto frequentate, ma poco dai non bergamaschi. Stiamo dedicando la massima attenzione alla segnalazione della rete dei sentieri. Uno dei frutti più prestigiosi è il sito www.caibergamo.it, un geoportale, con tracciati gps scaricabili. L'altro sforzo importante lo compiamo nella manutenzione dei nostri 10 rifugi. Ad essi va aggiunto il nuovissimo Ostello del Curò, una nuova sfida che nasce insieme al Politecnico di Milano e grazie a un finanziamento della Regione Lombardia. In sostanza abbiamo potuto ristrutturare il vecchio rifugio Curò, inaugurato nel 1886. L'allora presidente Antonio Curò l'aveva chiamato rifugio del Barbellino, ma i soci all'unanimità pretesero di intestarlo a lui. La gloriosa costruzione torna ora a rivivere ed entrerà a far parte della rete degli Ostelli di Lombardia, rivolta al pubblico più giovane. L'accoglienza è più confortevole di quella dei normali rifugi: ci sono camere con bagno, una sala riunioni e Internet. Svilupperemo mensilmente programmi didattici sulla montagna in collaborazione con la rete degli ostelli: un altro modo per avvicinare consapevolmente i giovani alla montagna».

Molte critiche negli ultimi tempi ha suscitato la campagna del Cai di Bergamo contro i mezzi motorizzati in montagna. Terra di grandi alpinisti, ma anche di famosi motociclisti, la bergamasca non ha accolto unanimemente l'impegno del sodalizio, che molti giudicano invece benemerito. «Il nostro intento era di stimolare una coscienza ambientale fra i nostri soci. Siamo convinti che in estate come in inverno l'uso dei mezzi motorizzati in montagna debba essere scoraggiato. È giunto il momento di prendere posizioni decise prima che sia troppo tardi. Ovviamente facendo eccezione per chi in montagna ci lavora, per il quale il mezzo motorizzato significa migliorare la qualità della vita. Non vedrei male che il Cai chiedesse a ogni nuovo socio al momento dell'iscrizione di aderire a un codice etico, che riguardi anche i mezzi motorizzati».

A distanza di 140 anni il Cai di Bergamo appare dunque più vitale che mai, deciso a far sentire la sua voce nelle battaglie per la montagna di domani. «Le nostre radici affondano nella passione per una montagna seria e impegnativa. Vantiamo soci come Simone Moro e Denis Urubko e anche Mario Merelli era uno dei nostri. Ma il testimone sta già passando in nuove mani. Fra tutti i bravissimi ragazzi che stanno facendo parlare di sé nel mondo della montagna voglio ricordare il nostro socio Tito Arosio. Nonostante la giovane età, si è già aggiudicato un'edizione del premio Della Longa grazie all'ascensione della via Divine Providence sul Pilier d'Angle al Monte Bianco. Per affrontare itinerari del genere ci vuole una maturità e una consapevolezza alpinistica che è raro trovare in un ragazzo. Per questo siamo particolarmente fieri di averlo nella nostra sezione».

Fonte: corriere.it

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