“La medicina di Montagna sul Monte Bianco”

Il 25 e 26 settembre alla stazione intermedia delle nuove funivie del Monte Bianco si è tenuta la 17^ edizione del Convegno Nazionale della Società Italiana di Medicina di Montagna. Coinvolto anche il CAI.

Si è tenuto dal 25 al 26 settembre 2015 presso l’auditorium  della stazione intermedia delle nuove funivie del Monte Bianco il XVII° Convegno Nazionale della Società Italiana di Medicina di Montagna. Hanno partecipato al Convegno un centinaio di congressisti, provenienti da ogni parte d’Italia.

La prima sessione, moderata da E. Visetti e G. Strapazzon,  ha visto per primo l’intervento di G. Bassi, anestesista di Massa Carrara, che ha parlato della gestione del dolore in ambiente difficile, analizzando sensibilità e tollerabilità soggettiva,  trattamento con un singolo farmaco o con più farmaci, analgesia precoce. In realtà non esiste un farmaco antidolorifico ideale per tutte le condizioni. Il relatore ha parlato di analgesia periferica e  sistemica. Ha parlato degli aspetti legislativi della terapia del dolore. Ha parlato anche dei farmaci cosiddetti “off label”.
M. Milani, direttore sanitario del CNSAS, ha parlato dell’arresto  cardio-respiratorio e della diagnosi di morte in montagna, valutandone i criteri e  dicendo che si tratta di una diagnosi medica.
E’ seguita un’interessante comunicazione di A. Sciolla a proposito della “sindrome da sospensione”, un tipo particolare di patologia che colpisce chi pratica alpinismo, canyoning, speleologia, e lavori che si svolgono in stato di sospensione, legati ad un’imbragatura. Sono stati valutati i vari studi pregressi che si sono occupati di questa particolare patologia, in particolare quelli del gruppo del Prof. Miserocchi della Bicocca di Milano (progetto “Sospesi”). Quaranta individui studiati con riportato il 10% di episodi sincopali. Non tutti gli imbraghi vengono tollerati in modo uguale. Nel caso di sindrome da sospensione, si verificano una diminuzione del ritorno venoso al cuore, insufficienza di circolo, insufficienza respiratoria, ipossia cerebrale con conseguente sincope, e rabdomiolisi, ovvero una distruzione del tessuto muscolare. L’evento sincopale  costituisce un fenomeno molto grave con serio rischio di morte se  il soccorso non avviene in tempi molto brevi. Si tratta, la sospensione, di un fenomeno ortostatico che porta a un episodio ipotensivo. Non c’è evidenza che l’ipossia cerebrale sia la causa della sincope. Non pare vi sia correlazione con età, sesso, allenamento. Occorre riportare il paziente a terra il prima possibile per evitare la morte precoce. Si verificano un sovraccarico di volume con il clinostatismo, passaggio in circolo di metaboliti tossici, e sviluppo di aritmie maligne. Al momento non ci sono evidenze che supportino la tesi secondo la quale la posizione orizzontale  sia potenzialmente fatale per il paziente. Quindi, in questi casi,  vanno seguite le linee-guida previste per soccorrere una paziente traumatizzato, senza modifiche. Si deve, perciò,  affermare che chi è morto dopo un episodio di sospensione è morto nonostante il soccorso, ma non a causa di quest’ultimo. La“Crush syndrome”  è rara in caso di sospensione inferiore alle tre ore: dovuta a acidosi lattica e rabdomiolisi. Si verifica un fenomeno di ipoperfusone degli organi vitali. In caso di sospensione passiva superiore alle due ore,  il paziente deve essere trasportato presso un centro di dialisi. Lasciare che il paziente muova le gambe, sollevandole finché non venga calato. L’imbragatura va rimossa, se possibile. Si devono prevenire l’ipotermia, e somministrare liquidi e ossigeno. Lasciare il paziente a terra e iniziare i protocolli previsti per le  manovre di ALS.

La seconda sessione del convegno è stata moderata da L. Festi, presidente della Commissione Centrale Medica del CAI e da F. Peinetti, primario della Divisione di Chirurgia Vascolare dell’ospedale di Aosta. Nel corso della sessione G. Strapazzon ha parlato di ipotermia, considerandone lo stato dell’arte. Il relatore ha affermato che l’ipotermia va cercata. Ha parlato della rianimazione cardio-respiratoria “intermittente” nel paziente ipotermico. Ha illustrato la nuova “avalanche check list”, un particolare algoritmo da poco messo a punto dalla Commissione Medica della CISA-IKAR. Ha parlato delle tre classificazioni esistenti a riguardo dell’ipotermia ( American Heart Association, “On site staging of Hypothermia”, Danzl, classificazione svizzera, la più utilizzata). Ha parlato delle varie metodiche di misurazione della temperatura nel paziente ipotermico, delle quali la migliore è quella esofagea (“golden standard”). E’, poi, intervenuto il dr. D. Piccolo sempre del reparto di Chirurgia Vascolare dell’ospedale di Aosta. Piccolo  ha parlato dei congelamenti che colpiscono arti superiori e inferiori. Il relatore ha affermato che spesso i pazienti affetti da congelamenti  sono sottovalutati, curati in ritardo, o in modo improprio. Il tempo fa sicuramente la differenza. E’ assolutamente indispensabile la prevenzione che evita  molti congelamenti anche gravi. Occorre valutare la gravità del congelamento già sul campo. Il relatore ha parlato delle due classificazioni esistenti circa i congelamenti: quella adottata in Italia e quella messa  a punto da E. Cauchy in Francia. Le due classificazioni sono abbastanza sovrapponibili, secondo protocolli specifici. Occorre anche attuare la prevenzione secondaria.

E’ seguita una sessione, moderata da G. Giardini, Presidente della Società Italiana di Medicina di Montagna e responsabile dell’ambulatorio di Medicina di Montagna dell’Ospedale di Aosta e da M. Pesenti-Compagnoni, primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale di Aosta. Si è parlato di Telemedicina. G. Pellegrini ha fatto un’introduzione sulla Telemedicina. Ha affermato che questa nuova disciplina intende spostare le informazioni, evitando di spostare le persone, ovvero gli ammalati, riducendo i ricoveri, specie nelle zone di montagna, migliorando lo stile di vita delle persone. Tutto ciò è in grado di contenere i costi, riducendo l’inappropriatezza dei ricoveri in ospedale. Si tratta di un supporto essenziale nelle strategie di sviluppo di un sistema sanitario orientato  verso il territorio, con una riorganizzazione sistemica dei servizi socio-sanitari. Molto utile tramite l’uso appropriato della Telemedicina la gestione a distanza dei pazienti anziani (“long term care”). Si è parlato di tele-consulto, di tele-monitoraggio e di tele-assistenza., ne hanno parlato R. Riva, C. Pedone, F. De La Pierre, A. Bergamo, soprattutto a proposito di malattie croniche, quando, spesso, i pazienti non si possono muovere. E’ possibile servirsi, attraverso la Telemedicina, di strumenti quali lo spirometro, il capnografo, il saturimetro, specie nei pazienti in terapia domiciliare con ossigeno per gravi problemi respiratori, dove il monitoraggio è molto importante. A. Bergamo ha parlato delle possibilità di utilizzare la Telemedicina nei rifugi, tramite un ambulatorio virtuale distribuito in alta montagna. E’ seguita una interessante comunicazione del Prof. W. Flick, che ha parlato degli aspetti legali della Telemedicina, purtroppo molto presenti in Italia, rispetto ad altre nazioni come la Francia, per esempio. Occorre stendere delle linee-guida e formalizzare la Telemedicina come  un atto medico.

Nel pomeriggio si sono tenute alcune comunicazioni libere. E. Bartesaghi ha parlato delle variazioni interindividuali nel microcircolo polmonare, dopo esposizione ad ipossia ipobarica. A. Prestini di Tione, responsabile dell’ambulatorio di medicina di montagna dell’ASL di Trento, ha illustrato un progetto di quattro anni chiamato “Guide Alpine per guadagnare salute”, che si occuperà di malattie croniche-degenerative, e anche di alcuni soggetti trapiantati di organo. Il progetto verrà realizzato tra il 2015 e il 2018. L. Bastiani dell’Istituto di Fisiologia Clinica dell’Università di Pisa ha presentato un lavoro realizzato in Nepal  per studiare la velocità di conduzione dell’onda sfigmica in 72 sherpa.

E’ seguita una serata presso il Centro Congressi di Courmayeur a proposito del terremoto in Nepal con esperienze a confronto insieme al CNSAS Valdostano, Onlus Sanonami, DISVI,CCM, GRT, Explora Nunaat International e EvK2-CNR. Ognuno dei relatori ha portato delle importanti testimonianze. E’ seguito un dibattito.
Il 26 settembre il convegno è continuato con altre sessioni, la prima delle quali ha parlato di lavoro in alta quota. Sono intervenuti R. Francesconi, amministratore delegato delle Funivie del Monte Bianco, che ha parlato dei lavori effettuati nel corso della costruzione della nuova funivia, ripercorrendo la storia della funivia fin dai suoi inizi e descrivendo le varie fasi dei lavori di costruzione dei nuovi impianti, sottolineando le varie difficoltà incontrate. La sessione è stata moderata da O. Pecchio e M. Castelli. S. Ravet, responsabile del cantiere, ha parlato della sicurezza  in un cantiere di alta quota.
A. Delogu ha parlato dei controlli sanitari preventivi  e degli effetti acuti causati all’alta quota. G. Taino, dell’Università di Pavia, ha, invece, parlato della sorveglianzasanitaria e dei criteri  per un giudizio di idoneità, soffermandosi su raccomandazioni congiunte S.I.Me.M.- ALML. Riguardanti il lavoro in quota.
La sessione successiva,  dedicata alla prevenzione  e all’ambulatorio di medicina di montagna, moderata da E. Bottacchi e C. Angelini, ha visto come relatori G. Giardini che ha parlato di cefalea e malattie cerebrovascolari in montagna. L. Carenini ha parlato del paziente epilettico in montagna. U. Faraguna ha, invece, trattato i disturbi del sonno in quota. A. Bergamo, dermatologa di Trento, ha parlato dei problemi della pelle in montagna, facendo presente che la salute della pelle dipende da come la si tratta nei primi venti anni di vita. Occorre grande cura nell’esposizione al sole nei primi anni di vita per non causare serie conseguenze da vecchi.
Nella sessione del pomeriggio, presso il Centro Congressi di Courmayeur, con la moderazione di  G. Strapazzon e A. Ponchia, sono continuate le comunicazioni.
Il Prof. Montarolo, fisiologo dell’Università di Torino e responsabile dell’Ossrevatorio A. Mosso al Col d’Olen, ha raccontato la storia di Angelo Mosso e dei suoi studi  riguardanti l’ipossia sul Monte Rosa tra fine ‘800 e primi del ‘900. V. Veratti ha parlato della Scuola di Fisiologia sui ghiacciai del Cervino. Sono seguite una serie di comunicazioni a proposito del Progetto “Resamont 2” “Ricerca sul Monte Bianco”. G. Giardini ha illustrato il progetto e il suo contesto europeo. Il Prof. Miserocchi, fisiologo di Milano, ha parlato dell’ipertensione polmonare in ipossia : errore biologico o reazione funzionale? L. Pratali, cardiologa dell’Istituto di Fisiologia Clinica dell’Università di Pisa, membro del Direttivo S.I.Me.M., ha parlato dell’adattamento della funzione cardiovascolare e del rischio di male acuto di montagna in quota. Infine i genetisti S. Malacrida di Varese e P. Laveder di Padova hanno presentato un’interessante relazione sugli adattamenti genetici alle alte quote.

Il convegno si è concluso a tarda sera. E’ seguita una conferenza, moderata da O. Pecchio, dal titolo “Le guide del Monte Bianco sulle montagne del mondo “. Sono intervenuti Gioacchino Gobbi ,presidente “Grivel Mont Blanc” e Giulio Signò, presidente della Società delle Guide Alpine di Courmayeur. Si è parlato della storia delle Guide Alpine del Monte Bianco, delle loro imprese e delle loro spedizioni e, in parallelo, dei vari materiali da loro utilizzati nel corso degli anni.

Giancelso Agazzi

Segnala questo articolo su:


Torna indietro