Intervista all'Avvocato Viola: "Attenti a chi ci accompagna". Rettifica dell'Associazione Italiana Guide Canyon

Pubblichiamo la lettera del Presidente Simone Cecchi relativa all'intervista all'avvocato Viola del febbraio 2012.

Gentilissimo Direttore, 

Le scrivo in qualità di presidente dell'Associazione Italiana Guide Canyon, iscritta all'elenco delle associazioni professionali non ordinistiche (Legge 4/2013 Art. 2) tenuto presso il Ministero delle Sviluppo Economico.

Siamo costretti a chiederle lo spazio per rettificare alcune delle affermazioni che l'Avvocato Viola ha reso nell'intervista al suo giornale (pubblicata a febbraio 2012 dall'allora redattore Roberto Serafin n.d.r.) e che non rispondono al vero in merito all'annosa questione dell'abusivismo. Tali affermazioni, anche se involontarie, arrecano danno all' Associazione Italiana Guide Canyon che presiedo, agli iscritti e all'immagine della nostra professione.

In ogni modo, in primo luogo voglio ringraziare l'Avvocato Viola per aver portato all'attenzione dei vostri lettori il problema dell'abusivismo, che è a tutti gli effetti, una piaga sociale. A mio modesto avviso questo fenomeno, trova alcune ragioni  nell'incapacità del sistema Italiano di gestire l'evoluzione delle vecchie professioni e  nel saper  rispondere alle nuove esigenze del mercato e della società. 

Detto questo, l'Avvocato Viola inserisce erroneamente tra le attività riservate dalla Legge 6/89 alla guida alpina, il CANYONING. Infatti la suddetta Legge, correttamente ripresa più volte nell'intervista, non parla MAI di torrentismo o canyoning. E' evidente che le informazioni in possesso dell'Avvocato Viola non sono corrette. Di fatto  il canyoning non prevede l'utilizzo di tecniche alpinistiche, ne' di materiali per l'alpinismo. Le prime, sono universalmente riconosciute non efficaci e in molti casi pericolose nell'ambiente "Canyon", i secondi, non efficaci e in determinaticasi non idonei. Esistono infatti da molto tempo tecniche e materiali specifici per il torrentismo, che si pratica in discesa e non in ascesa. La specializzazione che le guide alpine devono fare ,non si spiegherebbe altrimenti. Se le tecniche, il materiale e l'ambiente professionale fossero quelli  della guida alpina, verrebbe meno l'esigenza della specializzazione.   

Attenzione, non esiste in Europa, uno stato dove la guida alpina possa lavorare in canyon, senza essere specializzato.
Su questo argomento il Collegio nazionale delle guide alpine, al quale, come ben ricorda l'Avvocato Viola nell'intervista, spetta la sorveglianza e l'autodisciplina della professione, dovrebbe fare chiarezza. Il corretto impegno,  profuso per la lotta all'abusivismo, dovrebbe essere rivolto in primis nei confronti dei propri iscritti. Ci sono infatti decine di guide alpine, anche con cariche istituzionali e tecniche, che pur non essendo in possesso della specializzazione in canyoning ne' avendo mai praticato torrentismo a livello sportivo, accompagnano clienti in forra, anche con attrezzatura non idonea, inosservanti delle loro stesse regole e della deontologia professionale. 

Mi congedo con questa domanda: perché nell'elenco delle attività secondo lei riservate alle guide alpine dalla Legge 6/89, non ha menzionato la speleologia, visto che è una delle specializzazioni possibili per le guide alpine e anch'essa praticata con corde, imbracature e moschettoni, alla stessa stregua del canyoning?

Simone Cecchi
Presidente AIGC
Associazione Italiana Guide Canyon

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