"Imagine una vita al limite"

Pubblichiamo la recensione di questo film – documentario sugli sport estremi in montagna diretto da Thierry Donard

Il 26 febbraio per un giorno soltanto, è stato proiettato in molte sale cinematografiche d’Italia, un lungometraggio documentaristico che dura circa un’ora e trenta minuti dal titolo: “Imagine - Una vita al limite”, film diretto da Thierry Donard appositamente realizzato per il grande schermo.

L'occhio della telecamera si spinge così oltre il limite di osservazione per far vivere allo spettatore immagini da adrenalina pura in diverse situazioni. Per fare questo ovviamente si è fatto uso oltre che di tecnologie avanzate anche degli elicotteri.

Da responsabile per l’ambiente, visto come ci si batta unitamente contro l’uso “dell’eliski” per portare in quota sempre più sciatori, a discapito della fauna che fugge terrorizzata e dell’ambiente medesimo, dovrei non recensire questo film. Dato però che ho scelto di fare anche della critica cinematografica e metà del film si svolge in montagna, per deontologia devo dare un mio spassionato giudizio non di parte. Infatti le riprese anche dal punto di vista paesaggistico sono ottime come lo sono altrettanto le scene spettacolari di discese di sci estremo, snowboard, surfing ad alto rischio, “speed riding” e il nuovo sport estremo delle “ali volanti” nella cornice di paesaggi uno più bello dell’altro.

Quindi dal punto di vista tecnico devo asserire che il film regge e cattura lo spettatore, specialmente quello amante degli sport estremi perché regala emozioni a iosa sia in mare con onde altissime, nei fiumi con discese in canoa di vere e proprie cascate e in montagna per l’appunto ove gli sciatori dell’impossibile hanno l’accortezza di spostarsi velocemente dai canaloni più ripidi perché inevitabilmente smuovono piccole valanghe.

Per questo film sono stati interpellati i migliori "riders" del mondo che ci regalano per l’appunto azioni ad alta velocità, imprese prodigiose ad altezze ogni volta più elevate, con riprese e inquadrature stupefacenti; ma anche momenti intimi in cui emergono la paura e l'esitazione profondamente umana, visto che i protagonisti sono dei veri atleti dell’estremo che compiono realmente le imprese documentate e non degli attori con le relative controfigure.

Lodovico Marchisio

 

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