Il terremoto nel maceratese

Il Presidente del CAI Macerata Olivieri: "non ci sono state vittime, ma abbiamo 1.551 sfollati e molti danni a scuole, edifici pubblici e abitazioni private".

I danni del sisma in provincia di Macerata (foto Roberto Perucci - CFS)

8 settembre 2016 - Il terremoto, pur senza far vittime, si è fatto sentire pesantemente nella provincia di Macerata, sin dal 24 agosto. Dopo le scosse del 3 settembre la situazione è ulteriormente peggiorata. Si contano danni ad immobili pubblici e privati in mezza provincia, anche nel capoluogo, dove sono chiuse diverse chiese e due istituti scolastici devono traslocare (Mestica e Convitto).

Inoltrandosi nell’entroterra, verso i Monti Sibillini, la situazione dei danni peggiora. Tende per gli sfollati sono state montate in molti comuni. Nella zona di Ussita, Pieve Torina, Castelsantangelo sul Nera, Visso in pochi giorni circa il 30% delle strutture verificate dai vigili del fuoco sono state dichiarate inagibili. A Sant’Angelo in Pontano quando c’è stata la scossa delle 12:19 del 3 settembre i vigili del fuoco erano al lavoro sulla torre della chiesa di San Nicola, dove si stavano occupando della messa in sicurezza e sono stati costretti a scendere rapidamente per evitare rischi. A Caldarola sono state sfollate due famiglie in seguito alla scossa del 3 settembre nella frazione di Valcimarra (in tutto 9 persone). A Ripe San Ginesio il ponte che porta all’abitato è aperto a senso unico alternato ed è chiuso ai camion. Inagibile una casa vicina, due le persone sfollate. A Penna San Giovanni si aggrava la situazione della chiesa San Giuseppe. A San Ginesio sono 900 le richieste di sopralluogo (su 1.500 case).

Dati aggiornati ad un paio di giorni fa indicano in totale circa 800 le ordinanze di sgombero in provincia. 10.067 le richieste di sopralluogo fatte da privati (oltre 2mila quelli conclusi), 629 per gli edifici pubblici. Sono 1.551 gli sfollati. Di questi, 204 a Sarnano, dove sono 155 gli edifici inagibili.
Negli ultimi giorni sono al centro dell’attenzione i sopralluoghi nelle scuole: in tutto sono 594 le scuole che richiedono controlli.

Particolarmente delicata la situazione nel comune di Castelsantangelo sul Nera. A vederlo, Castelsantangelo sul Nera, non sembra un paese distrutto dal terremoto. Dall’esterno le case, anche quelle del centro storico che da mercoledì è stato blindato, appaiono integre, con qualche venatura e qualche crepa di tanto in tanto. Ma tutti i danni ingenti si sono registrati dentro le strutture, che sono state dichiarate inagibili ma che non sono crollate grazie ai lavori della ricostruzione dopo il sisma Marche-Umbria del 1997.
Il centro storico è stato chiuso per quella che in gergo si definisce inagibilità indotta. Essendo un paesino di montagna le abitazioni sono molto vicine le une alle altre, e l’eventuale crollo di una (se dovessero ricapitare forti scosse) renderebbe inagibile anche quella di fronte o a fianco. Nei giorni scorsi a Castelsantangelo sono tornati tanti proprietari di seconde case, per lo più romani, a verificarne la condizione.

Se la ricostruzione verrà affrontata con i criteri sbagliati, questo terremoto per i centri della montagna sarà una condanna a morte, spiega il sindaco Mauro Falcucci. «Auspichiamo che la ricostruzione avvenga non per numero di residenti ma per nuclei abitati – ha detto – in modo tale che non si creino paesi fantasma. Molte sono seconde case, di gente che trascorre qui solo parte dell’anno o torna per l’estate. Ma che contestualmente ai residenti fa vivere il paese, assieme al giro di turisti che ne deriva».

Dopo l’ultima scossa sono state riscontrate nuove lesioni ed è stata chiusa una parte della frazione di Nocria. In pratica quasi tutte le frazioni sono in zona rossa, spiega Falcucci. Da giorni è off limits la parte alta del centro storico di Castelsantagelo.

Ussita è a pochi chilometri, come Visso, dall’epicentro della scossa del 3 settembre. Circa 30 persone evacuate su 200 residenti. Inagibile la sede del municipio, come la casa di riposo e tutte le chiese. Sono state utilizzate i bungalow del camping e le case di legno dell’ostello per dare un tetto a tutti, considerando anche che in questi paesi vivono soprattutto anziani.

Sarnano ha chiesto lo stato di emergenza: gravissimi i danni subiti a causa del sisma del 24 agosto scorso e delle successive repliche. Il sindaco sottolinea che vi sono stati «gravissimi danni agli edifici pubblici e moltissimi edifici privati presenti sul territorio comunale, nel centro storico ed abitato (diversi condomini evacuati) ed in particolare nelle frazioni principali (Giampereto, Piobbico, Bisio, Schito, Gabella Nuova, San Cassiano). In località Gabella Nuova è stato evacuato un centro residenziale per disabili. A tutt’oggi abbiamo ricevuto oltre 550 richieste di sopralluoghi urgenti e dalle prime verifiche dei tecnici, tuttora in corso, circa il 35% dei fabbricati risultano inagibili e da sgomberare». Sono 164 le ordinanze di sgombero e 203 le persone che non possono rientrare a casa. Significa il 6% dei sarnanesi.

A Camerino, 121 provvedimenti di inagibilità, 270 le persone costrette a lasciare la propria casa a causa dei danni legati al sisma del 24 agosto scorso e alle successive repliche. Nella città ducale sono arrivate squadre di vigili del fuoco che hanno permesso di raggiungere, in pochi giorni, il 66% di sopralluoghi (720 le segnalazioni arrivate al Comune).

La conta dei danni è prematura, ma sono senz’altro elevatissimi perché diffusi in moltissimi dei 57 Comuni della provincia, con il rischio di un ulteriore abbandono delle zone montane che sopravvivono soprattutto grazie al turismo.

Bruno Olivieri
Presidente CAI Macerata

Info tratte da articoli delle testate Cronache Maceratesi, Il Resto del Carlino, Corriere Adriatico

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