Il paesaggio dell'Abruzzo e il cambiamento climatico

Pubblichiamo la lettera di Luciano Pellegrini che ci racconta un'escursione del 2 febbraio, caratterizzata da calde temperature e da prati fioriti

5 febbraio 2020 - Dodici gradi a mille metri di altezza, cielo con leggere striature, assenza di vento ed afa, sembra metà maggio. Invece è solo il 2 febbraio.

Gli alberi stanno germogliando. Così come i prati con i fiori primaverili, il sottobosco e il cinguettio festoso dei volatili. Si individua sulle cime delle montagne, oltre i 2500 metri, una qualche traccia di neve. Una prova del cambiamento climatico!

Con questo ambiente, ci ha guadagnato il percorso che ho scelto per l’escursione. La montagna è il Morrone, Murra “terreno pietroso”, una riserva naturale protetta, inserita nel Parco Nazionale della Maiella, che si sviluppa da Popoli (Pescara) a Sulmona (L'Aquila). Le cime non raggiungono altezze notevoli, la cima più elevata è il monte Morrone, (2061 m). Questa montagna è stata frequentata da Pietro Angelerio, (l’eremita Pietro da Morrone), il futuro papa Celestino V. Pietro da Morrone edificò su questa montagna due eremi, la Badia Morronese o abbazia di Santo Spirito al Morrone e l ‘eremo di sant’Onofrio al Morrone, dove, quasi ottuagenario, decise di ritirarsi per sempre.

Un’altra unicità di questa montagna è, che nell’anfiteatro della Fossa (1200 m), ci sono maestosi e secolari Abeti bianchi. Il percorso scelto ha un interesse storico, culturale e naturalistico, nella Riserva statale del monte Rotondo,(Morrone). Se si arriva da Popoli a Sulmona, tramite la Strada statale 17, si raggiunge l’inizio dell’escursione, girando a sinistra al chilometro 4.5, all’altezza di un ristorante. L’indicazione è centro visita del lupo. Percorsi circa 5 chilometri, alla vista di una transenna metallica, parcheggiare. Come riferimento, oltre alla transenna, c’è una radura erbosa a sinistra ed una carrareccia a destra (482 m), con la segnaletica S.I. - la Valle del Malepasso. La carrareccia della valle è abbastanza comoda, anche se con tratti di dissesto idrogeologico che incrementerà le frane.

Arrivo alla all’area picnic, (812 m) e causa il caldo che si sente, mi sono dissetato alla fonte del Beato Mariano da Roccacasale. L’acqua sgorga all’interno di una nicchia votiva. Riprendo il cammino seguendo la segnaletica R4, per raggiungere il Rifugio Puzzacchio (970 m). Il sentiero sale senza difficoltà con spazi panoramici sul verde e suggestivo Vallone dei Preti, (così chiamato perché un tempo era di proprietà del clero), alle falde del monte Rotondo, (1731 m). All’inizio del vallone, di origine carsica, c’è una piana con la presenza di residui di insediamenti pastorali e il Laghetto temporaneo della Rocca (782 m), che si crea raccogliendo l’acqua dello scioglimento delle nevi. Quest'anno invece è completamente asciutto.

Il panorama si allarga verso la montagna del Sirente e la catena del Gran Sasso.  Dopo mezz’ora, arrivo alla deviazione per il rifugio. C’è un antico pozzo in pietra, che probabilmente gli ha dato il nome e veniva usato dai pastori. Mi sono affacciato da una finestra in metallo scardinata, ricavata sul bordo del pozzo, per vedere l’interno. La profondità è circa venti metri e il diametro circa tre metri. Il pozzo è rinforzato da rocce squadrate, quindi un ingegnoso lavoro di manovalanza. Il rifugio è stato ristrutturato, è molto accogliente ed è una base di appoggio per gli escursionisti che desiderano effettuare trekking di più giorni. C’è una piacevole area da picnic, molto panoramica, dove è obbligatorio consumare il panino. Il ritorno sullo stesso sentiero.

Luciano Pellegrini

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