Il lupo ricolonizza le Alpi, ma non arriva in elicottero

Sabato 12 marzo a Bergamo 150 Soci del Club alpino italiano hanno partecipato al primo incontro nazionale del Gruppo Grandi Carnivori “Incontro con il lupo. Opportunità per il futuro o minaccia dal passato?”

La sala al Palamonti di Bergamo

Tra le leggende metropolitane che circolano sulla fauna selvatica, quella che vede le vipere lanciate dall’elicottero per effettuare ripopolamenti è senz’altro una delle più diffuse. Sulla stessa linea c’è ora pure chi immagina che i lupi stiano ritornando sulle nostre montagne grazie a lanci dall’elicottero effettuati da enti parco o chissà quali altre associazioni. E questa divertente storiella non ha attecchito solo dalle nostre parti, ma si può ascoltare anche tra le montagne della Turchia. A raccontarcelo sono Davide Righetti e Filippo Zibordi, gli zoologi che sabato 12 marzo 2016, in una gremitissima sala del Palamonti di Bergamo, hanno illustrato ai quasi 150 presenti alla giornata di studio intitolata per l’appunto “Incontro con il lupo”, che cos’è, come vive e cosa fa per vivere il lupo e quali problemi la nostra specie deve affrontare per potere convivere con esso

L’incontro, il primo realizzato in Lombardia a seguito dell’adesione del CAI al progetto Wolfalps, e il primo di livello nazionale per soci ed aderenti al Gruppo Grandi Carnivori,  ha fatto il punto sulla situazione del lupo sulle Alpi in generali ed in Lombardia in particolare.

Elisabetta Rossi ed Elena Tironi, della Direzione Ambiente della Regione Lombardia, hanno raccontato come ci si stia preparando al ritorno del carnivoro, già presente con branchi significativi in Piemonte (pure nella fortemente infrastrutturata Val di Susa) e in Veneto. Ci siamo tutti divertiti ammirando in un filmato 7 lupacchiotti giocare in una radura dei monti lessini, sotto l’occhio delle telecamere installate dai tecnici del Corpo Forestale dello Stato, ma abbiamo anche capito i problemi posti da questa specie agli allevatori, abituatisi ormai da oltre un secolo, dopo la scomparsa di tutti i predatori, a lasciare libere le mandrie al pascolo. Esistono delle soluzioni, cani pastore e recinzioni prima di tutto, ma tutte comportano ovviamente dei costi che è ben difficile sopportare. Ed i costi indotti dalla convivenza con il lupo non sono solo economici, ma possono essere anche sociali e psicologici.

Che ricadute potrà avere questo ritorno sui frequentatori della montagna? Praticamente quasi nessuna, come ci possono insegnare gli escursionisti dell’Appennino Centrale dove il lupo non è mai scomparso. Il lupo è un animale estremamente schivo, cacciato per secoli, che ha imparato a temere soprattutto la specie umana ed a tenersi ben lontano dalle zone da questa frequentate (ciò non toglie, come risaputo e ben documentato, che se non trova ostacoli che lo frenino, possa ritenere preferibile, in zone con presenza di animali domestici allo stato brado,  procurarsi lì il cibo piuttosto che tentare una faticosa e pericolosa caccia a cinghiali o cervi).

Le possibilità di un incontro sono molto ridotte; il lupo sarà sempre il primo a scappare, appena si sarà accorto della presenza di escursionisti, e non penserà certo di aggredirli. Viceversa esistono numerose specie di cani dall’aspetto estremamente simile ad un lupo: la maggior parte degli avvistamenti di cui scrivono anche i giornali sono in realtà relativi a cani; essendo nati ed allevati in cattività, questi sono ben più confidenti dei lupi, si avvicinano facilmente e possono in determinate situazioni diventare aggressivi.

Il ritorno del lupo porta con se pure il ritorno di un particolare cane, che con il suo colore bianco candido può ricordare una docile pecora, ma che invece gli escursionisti dovranno imparare a rispettare molto più del temuto carnivoro che popola fiabe e leggende: il cane pastore! Il suo compito è difendere il gregge: e lo farà bene, ringhiando ed usando anche atteggiamenti aggressivi; pertanto a meno che sia presente il pastore, teniamoci ben lontani da mandrie e greggi…

Ma il ritorno del lupo ha anche un grande significato ecologico: gli ungulati (cervi, caprioli e cinghiali) sono in forte incremento, ormai addirittura in sovrannumero in alcuni territori, la presenza di un predatore è fondamentale per contenerne le popolazioni. Ce lo insegna anche un filmato girato a Yellowstone, che tutti possono trovare su Youtube: “Come i lupi cambiano i fiumi”.

Il Primo Incontro del Gruppo Grandi Carnivori
Terminate le interessantissime relazioni degli esperti convenuti, il finale di giornata ha visto seduti intorno ad un tavolo tutti i referenti del Gruppo Grandi Carnivori che hanno presentato proposte ed idee per il futuro. Essi sono stati supportati da una platea di numerosi  soci in sala che ha interagito proficuamente.

Molti i punti toccati e le proposte fatte, in sintesi:

  • Cercare di produrre un documento condiviso che possa esprimere la posizione ufficiale del CAI da sottoporre all’iter necessario presso la sede centrale per poter poi renderlo noto.
  • Proporre un articolo per Montagne 360 che metta in evidenza a tutti i soci come comportarsi in ambiente in caso di incontro con un grande carnivoro e riflettere sulla bassissima pericolosità di questi animali rispetto ad altre attività in montagna e non solo.
  • La realizzazione di presentazioni con notizie utili e scientificamente corrette, che possano essere uno strumento valido e sicuro per i soci CAI che si interessano dell’argomento o che vogliano divulgare queste tematiche ad altri soci.
  • La ricerca di uno sponsor per poter sviluppare con più rapidità ed efficacia tutte le idee condivise ed approvate che il Gruppo sta strutturando.
  • La realizzazione di un volume su dei percorsi nelle Alpi -Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia- inerenti ambienti frequentati dai Grandi Carnivori, con testi ed approfondimenti scientifici sul tema.
  • La realizzazione (già in fase avanzata), di una mostra sui Grandi Carnivori di 20 pannelli (100x70) da poter rendere disponibile alle sezioni che ne facciano richiesta, soprattutto se di montagna, per sensibilizzare i soci e renderli consapevoli delle dinamiche in atto e far conoscere questi animali e le problematiche ad essi legate.
  • Trovare un canale dove poter scambiarci e trasmettere informazioni, materiale interessante, proposte ed altro riguardante il Gruppo via web (facebook, sito, blog  ?).
  • Stimolare i soci ad osservare con più attenzione l’ambiente che frequentano nella speranza di saper cogliere qualche segno di presenza di Carnivori da poter segnalare agli enti preposti. A tal proposito si pensa a giornate di formazione per  i soci interessati.
  • Cercare di ottenere maggior visibilità del Gruppo (logo e coinvolgimento), in tutte le iniziative in ambito CAI che trattino queste tematiche.
  • Continuare la realizzazione di eventi divulgativi sui Grandi Carnivori

La giornata di Bergamo è stata insomma un momento significativo per il CAI, una giornata intensa dove oltre ad ottime relazioni e contenuti di livello si sono gettate le basi per una crescita del Gruppo Grandi Carnivori. Si è visto un CAI vitale ed appassionato che può essere importante in questo momento così delicato per il ritorno di questi importanti animali nelle Alpi.

Gruppo Grandi Carnivori Club alpino italiano

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