Il documentario “Sengirė – La foresta antica” di Mindaugas Survila vince il Film Festival della Lessinia 2018

Nel film che si è aggiudicato la Lessinia d'Oro a Bosco Chesanuova (VR), la macchina da presa è entrata in una delle foreste più antiche d’Europa, in Lituania, mostrando le interazioni sorprendenti tra i tanti animali che la abitano.

i premiati a Bosco Chiesanuova

3 settembre 2018 - Ha trionfato la natura al Film Festival della Lessinia. Con il documentario Sengirė – La foresta antica il regista Mindaugas Survila si è aggiudicato la Lessinia d’Oro, il più ambito riconoscimento della XXIV edizione della rassegna cinematografica internazionale di Bosco Chiesanuova (Verona) dedicata a vita, storia e tradizioni in montagna.

La macchina da presa è entrata in una delle foreste più antiche d’Europa, in Lituania, per seguire le danze delle falene nella fitta vegetazione, i duelli dei galli cedroni e la lotta di un ragno sommerso dalla neve, lasciando all’incanto delle immagini e alle sorprendenti interazioni tra i tanti animali che abitano il bosco il compito di guidare una narrazione che dal minuscolo dettaglio trasporta nella vastità di una fragile bellezza, in cui la fauna selvatica è l’unica protagonista.

“Il regista, dopo anni di sopralluoghi, di studio e di immersione, ha diretto e si è fatto dirigere, in modo discreto e potente, lasciandosi trasportare dall’epifania costante della natura e dipingendo la necessaria relazione d’amore che lega gli esseri viventi. Senza l’ausilio di alcuna musica, con una sapiente cura del suono e della luce, i nostri sensi vengono coinvolti e conoscono una nuova esperienza di cinema e di vita”, recita la motivazione della Giuria internazionale, composta quest’anno da Daniel Burlac (Romania), Massimiliano De Serio (Italia), Stefan König (Austria), Montserrat Guiu (Spagna) ed Elena Alessia Negriolli (Italia).

La Lessinia d’Argento per la migliore regia è stata attribuita a Suleiman Gora – Monte Suleiman, lungometraggio d’esordio di Elizaveta Stishova presentato in anteprima italiana al Festival scaligero. Un road movie ambientato nell’odierno Kirghizistan, luogo sacro in cui riposano le spoglie del re Salomone. È il punto d’origine e approdo del viaggio di Karabas, piccolo truffatore che attraversa il Paese su un camion assieme al figlio Uluk e alle sue due mogli.

“Tratteggiando con grande umanità e realismo le relazioni tra i quattro protagonisti, la regista dirige in modo impeccabile gli attori, lambendo con delicatezza la soglia del dolore più profondo. Il furgone in cui vivono i personaggi assurge a ruolo di vera e propria scatola magica, e la macchina da presa si muove dall’interno all’esterno cucendo, passo dopo passo, un complesso tessuto tra uomini e paesaggio: la bellezza e la speranza affiorano, così ben racchiusi nel volto del piccolo Uluk”, motiva la Giuria internazionale.

Altri premi internazionali. Il riconoscimento per il miglior documentario è andato a The next guardian – Il prossimo guardiano di Dorottya Zurbó e Arun Bhattarai. Racconta di Gyembo, abile calciatore che deve diventare monaco, e Tashi che non si riconosce in abiti e ruoli femminili, ma desidera solo giocare a calcio. In un villaggio del Bhutan, sulle vette dell’Himalaya, fratello e sorella parlano di futuro percorrendo un cammino diviso tra antiche tradizioni e sogni personali.

Come migliore lungometraggio è stato premiato Kratki izlet – Una breve gita, fiction del regista Igor Bezinović. “Un’allegoria moderna sulla giovane generazione della ex-Jugoslavia, e allo stesso tempo europea. Un’opera cinematografica completa e profonda”, sottolineano i giurati. A Motovun l'estate si trascina tra concerti e feste finché la routine di Stola viene interrotta dall'arrivo di Roko che lo convince a partire per un vicino monastero con altri amici. Quando l'autobus si guasta, la gita si trasforma in un viaggio allegorico verso l'ignoto.

L’autrice venezuelana Lorena Colmenares, con Nueve nudos – Nove nodi, ha conquistato invece il riconoscimento per il migliore cortometraggio. Con un sapiente uso del bianco e nero viene narrata la vita di Maria e José, soli davanti alla morte. Secondo l'antico rito, intrecciano nove nodi e per ciascuno di essi una preghiera al defunto e nove desideri; poi restano solo le loro piccole forze, assieme alla loro grande dignità, a dare l'ultimo saluto alla madre.

Il premio della Giuria è andato al regista e fotografo Grégoire Verbeke con la sua opera prima Bjeshkë – Montagna, secondo i giurati un cortometraggio capace di restituire l’immagine e l’anima delle terre alte. Infine, una menzione speciale è andata a 8th Continent – Ottavo continente del regista ateniese Yorgos Zois per la capacità “di creare una metafora tra il mare e i giubbotti salvagente, che ci conduce a sentire la sofferenza e la disperazione dei migranti che attraversano il Mar Mediterraneo”.

Premi speciali. Il riconoscimento del Curatorium Cimbricum Veronense al miglior film di regista giovane è stato vinto da Cuando el toro lloró – Quando il toro pianse, documentario di Karen Vázquez Guadarrama e Bart Goossens. La Cassa Rurale Vallagarina ha premiato quale miglior film sulle Alpi il film a soggetto Rudar – Il minatore della regista e sceneggiatrice Hanna Slak. L’opera ha ottenuto pure la preferenza della Giuria MicroCosmo dei detenuti del carcere di Verona e il Premio del pubblico Cantine Bertani.

Il Premio “Log to Green” per la migliore opera cinematografica ecosostenibile è stato attribuito in ex aequo a Adige, via d’acqua di Alessandro Scillitani e a Sengirė – La foresta antica di Mindaugas Survila. L’animazione Teorija zakata – La teoria del tramonto di Roman Sokolov si è aggiudicata infine il Premio dei bambini.

Comunicato Film Festival della Lessinia

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