Il Corso di 1° Livello per Accompagnatori di Escursionismo dell'area centro meridione e isole

Si è svolta con successo a Leonessa il 5 e 6 aprile la sessione preliminare del corso per i 29 Accompagnatori Sezionali di Escursionismo, che durante il week-end si sono impegnati in prove di sicurezza, cartografia, dinamica e psicologia di gruppo

Il gruppo durante un'uscita

Un fine settimana nella graziosa Leonessa, alla corte dell'ancora imbiancato e sempre suggestivo Terminillo, per i 29 Accompagnatori Sezionali di Escursionismo (ASE) dell'area CMI del Club Alpino Italiano, desiderosi di effettuare il Corso di 1° livello per AE e continuare la propria esperienza, quali futuri titolati CAI, nelle Sezioni di provenienza e nei loro territori. Una due giorni densa e impegnativa che li ha visti al lavoro nella Sessione preliminare di verifica delle attitudini, delle capacità e delle conoscenze strettamente connesse al ruolo e alla funzione degli AE, nelle attività escursionistiche e non solo. Perchè loro, gli Accompagnatori, rappresentano un sicuro riferimento in chiave escursionistica, ma sono anche una energia ideativa nei diversi campi e nelle più ampie prerogative, direi a 360 gradi, che qualificano l'attività di montagna delle nostre Sezioni.

Sono giunti da Abruzzo, Umbria, Molise, Puglia, Campania, Lazio, subito accolti, con luminosa cordialità e, bisogna ben dirlo, con quel sorridente rigore (o anche, se si vuole, con amichevole severità!) che riconosci essere degli uomini della montagna, gente che rinnova certamente la gioia e altrettanto certamente la fatica dell'appartenenza istituzionale. E parlo del Direttore del Corso Francesco Battisti , del Segretario Attilio Piegari , di Silvano Ciavaglia (Ispettore del Corso), di Fiorella Nicolini e Armando Lanoce (componenti la CCE, Commissione Centrale per l'Escursionismo). Persone che con naturalezza ti trasmettono un'energia contaminante, a supporto di competenze che ti proiettano in una dimensione autenticamente professionale; in un luogo di impegno, quale il CAI, sicuramente non professionista e però incentrato sul più motivato e motivante volontariato. Un luogo edificato sulle fondamenta solide di una cultura della montagna e di una storia “alta” 150 anni, abitato da donne e uomini che dimostrano come una passione profonda possa essere capace di generare e veicolare competenze di altissimo profilo, umano e tecnico.

Così, con queste percezioni che progressivamente prendono forma, siamo ospitati in un Albergo accogliente e vivace, il Leo Hotel, e ci sistemiamo nelle stanze condividendole con altri ASE, meglio se non della stessa Sezione o regione, e tutto ciò a rivelare una affatto casuale e sottile strategia tesa a riprodurre la normale dinamica di un Rifugio, dove si condividono tranquillamente spazi, visioni e qualche volta anche tribolazioni! Strategiche dinamiche di gruppo sono anche le brevi ma efficaci presentazioni che ciascuno fa di sé, istruttori compresi, e che ben presto disegnano un contesto speciale e variegato, dove si intrecciano e relazionano età, inflessioni dialettali, luoghi di provenienza, professioni, fino a costruire un reticolo di energie che la voce stessa, prolungata nello spazio dell'auditorio, contribuisce ad affermare e depositare negli spazi e nei tempi dell'esperienza, metafora della cordata che si è formata sui presupposti di un comune sentire l'impegno nel nostro Club.

La conseguenza è immediata, perché si viene ben presto a determinare una dimensione di gruppo efficace, presupposto determinante per il lavoro che ci viene proposto, e che entra nel merito della verifica attraverso un questionario le cui domande spaziano dalla storia dell'alpinismo alle tecniche di orientamento, dai nodi alla meteorologia, dagli acronimi ufficialmente in uso nel CAI alla flora, e poi alla cartografia, alla responsabilità e a quant'altro rappresenti un segno degli elementi che sostanziano una formazione a 360 gradi dell'Accompagnatore di escursionismo. Solo il tempo di un caffè (laddove comunque non stacchi la spina!) che subito ci attende la sessione successiva condotta da Silvano e da Franco Passarella (OTTO Molise), di prova dedicata ai nodi necessari per effettuare quelle basilari manovre di corda che ti consentono, all'occorrenza, di risolvere delle criticità.

A sera il colloquio con Francesco, coadiuvato da Armando, da Graziana Diomei (OTTO Umbria) e lo staff, è approfondimento dei curriculum e delle motivazioni, nonché verifica della locandina di proposta dell'escursione sezionale che ci era stata richiesta. Il mattino successivo partiamo per una escursione con difficoltà EE (un passaggio esposto del sentiero lo qualifica come tale), lungo un itinerario molto panoramico che ci conduce alla Rocca, una torre di guardia situata a 1240 metri di altitudine, dalla quale lo sguardo spazia su tutta la valle di Leonessa e sulle cime circostanti. Intanto, lungo il percorso ci si alterna nella conduzione del gruppo, simulando credibilmente la conduzione di una escursione, con ripetute prove di orientamento, cartografia, dinamica e psicologia di gruppo, sicurezza e ambiente naturale, frequentemente stimolati da Francesco, Attilio e Silvano a prestare attenzione ad una serie di particolari e a quei preziosissimi dettagli su tecniche, metodologie di conduzione e dinamiche di gruppo che percepisci essere il risultato di una raggiunta maestria escursionistica.

Un livello esperienziale, tecnico e dal pregnante sapore pedagogico che probabilmente è stata per noi anche l'occasione per pensare e disegnare, ciascuno in se stesso, il ruolo, le competenze e le responsabilità proprie della figura dell'AE. Certo, mentre nel suo intervento di chiusura Francesco evidenziava la necessità di corposi e indispensabili approfondimenti delle tecniche fondamentali (su tutte l'orientamento e la cartografia) prefigurando un lavoro faticoso eppure entusiasmante, alla partenza la sensazione forte, immagino comune, è di grande energia, ed è intimamente legata alla voglia di vincere una scommessa: quella dell'alto livello verso cui muovere, che qui ci è stato mostrato e testimoniato, umanamente e tecnicamente. Già in viaggio, mentre ci lasciamo alle spalle Leonessa, emergono pensieri che si soffermano su queste “professionalità non professioniste”, come le definiva Fiorella Nicolini, che sanno trasmetterti il senso più vero e pregnante di un impegno speciale.

Claudio Di Scanno

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