Il CAI Nuoro sul cammino dei Grifoni, Punta Gurturgios. Il Montalbo di Sardegna

Escursione su una cima che è una finestra spalancata sui paesi della valle e sulla distesa del nuovo Parco Tepilora, tra tracce di animali selvatici, greggi e pastori.

Uno scatto della giornata

13 febbraio 2018 - Semina il vento. E’ mattina di metà febbraio, qui a S’Adde ‘e su riu siccu. Gorgoglìo d’acqua dopo mesi. Ha avuto lungimiranza l’organizzazione del CAI Nuoro, allora presidente Giacomo Attardi, nella stipula dell’accordo col comune di Lodè per strutturare la sentieristica sul Montalbo. Si, perché dopo qualche anno l’istituzione del Parco Tepilora ha dato senso compiuto a questa parte di Barbagia/Baronia che guarda mare e montagna.

Nel silenzio della valle, tra il bianco e il verde, con i soci Cai Natalio, Giuseppe, Doru, lungo i tornanti per Sant’Anna e i paesi sulla costa accarezzati dal mare d’Oriente. Sulla sinistra Cupetti. Isola bianca che svetta sulla piana, ricca di testimonianze mute di pastori e caprai. Anche in questa valle che degrada verso i costoni di Santu Jacu, l’uomo continua ad insediarsi. Sos achiles e sos pinnetos, non sono solo segni di storie vissute, sono attualità.

Iniziamo la scala, ripida, scoscesa, pietra bianca di calcare, rigonfia dell’umidità dell’alba senza sole. Tracce appena abbozzate. Cinghiali, vacchette sarde, greggi esauste dalla siccità, mufle alla ricerca dei bacili naturali, lasciano le loro impronte tra rocce ricoperte di muschio verde. Dalla prima cima, su Cuccurarvu, si distende il golfo. Spiagge nitide tra Berchida e capo Comino, sino ai contrafforti di capo di Monte santo. Si apre ogni tanto il calcare del Montalbo, quasi ad alleggerire il passo del viandante.

Quel poco di sole gioca col grigio delle nuvole. Arrivano minacciose col leggero vento di Tramontana, dalle guglie dell’isola di Tavolara. Sembra, laggiù, un felino sdraiato sul mare. Nel nostro cammino il monte spalanca i suoi tesori. Anfiteatro bianco di speroni di roccia, Sos Aspros, da trattare con delicatezza di scarponi di montagna. Si aprono le distese di S’Ena Manna e S’Ena Minore. Luoghi di pascoli verdi e di coltivazioni di grano per le genti della piana.

Misurando altitudini con gli strumenti di ViewRanger, appare impossibile che qui contadini tosti potessero arrivare, lavorare, consumare la loro esistenza. Eppure è la narrazione di parti di Sardegna. Dalla carrareccia de sa Funtana ‘e su lidone, il cammino del carro come ancora porta il nome non cancellabile, sino a questa distesa di verde incastonata dentro la muraglia di roccia alba. La attraversiamo con profondo rispetto e senso delle nostre storie.

Il canalone in ombra ci porta a S’Ena ‘e Talisi. Qui l’organizzazione della segnaletica verticale Cai, offre le indicazioni delle percorrenze e dei tempi. Il massiccio prosegue, nomi forti, da Mutrucone a Ferulargliu, da Sa ‘e Mussinu, Catirina, Turudddò. Continente da scoprire. Per noi è sufficiente, stamane, la cima sulla sinistra, Punta Gurturgios. Nido di rapaci, Grifoni che da qui con voli verticali si lanciavano sulle greggi, nemico principe per i pastori del monte.

Stamane solo silenzi. La salita ha segmenti di durezza vera. La cima è una finestra spalancata sui paesi della valle e sulla distesa del nuovo Parco Tepilora. Se il mare di Posada è sotto, i 1054 metri raccolgono e sfidano i venti di Gallura e Barbagia. Sardegna alta, da qui legata a spago di tante storie di vita e ambiente con Tuttavista, Omene, Corrasi, Gorroppu, Supramonte sino al Gennargentu. Racchiusa in uno sguardo. Lenta la discesa de S’Iscala Manna. A S’Adde per raccogliere i pensieri, nella giornata fredda di febbraio.

Matteo Marteddu
CAI Nuoro

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