Il CAI Nuoro su Tacchi Calcarei della valle d’Ogliastra

I soci CAI in escursione seguendo la ferrovia muta di Gairo Taquisara, tra orografia, paesaggi, rocce e sentieri, la “grande bellezza” di questo lembo di Sardegna interna.

Un momento della giornata

8 aprile 2019 - Volti tesi di donne e uomini  CAI, attorno a Giacomo Attardi, uno dei direttori d’escursione,  mentre il cielo minaccia pioggia. Sotto la cima del Nuraghe e del tacco di Perdu Isu, racconta di ritrovamento di ossa umane, degli anziani portati a morire, dal primogenito maschio, e spinti dall’ispido sperone di roccia. Epopee delle antichità più profonde di Sardegna, liberarsi di pesi non più produttivi o sconvolgenti riti sacrificali, “Su Babaiecca” qui nel cuore d’Ogliastra.

E torna in mente il “Risus Sardonicus”, perché, narrano leggende forse tramutate in scienza storica, che i vecchi mentre andavano a morire, esprimevano una smorfia di sorriso amaro. Senso della tragedia o droga tossica da quella pianta, qui diffusamente presente, chiamata “Limba ‘e cane”. Il “plotone” del Cai si scuote, orografia, paesaggi, rocce, sentieri, la “grande bellezza” di questo lembo di Sardegna interna.

Con i direttori Giacomo Attardi, Lina Sanna, Angelo e Danilo Corrias, Rita Demartis, Gigi Roccu e Peppino Piras, è stato lungo il viaggio di avvicinamento alla caserma della forestale di Gairo Taquisara. Il piccolo borgo, nato lungo i binari della linea a scartamento ridotto delle ferrovie complementari, è adagiato tra Punta Perdarba e Bruncu Mttedì. Vive dei suoi silenzi, perché anche lo sbuffare del treno si è consumato. Per circa 100 anni ha accompagnato generazioni di giovani verso le città, per la leva o per la guerra.

Il verde dell’Aprile piovoso lo copre di verde intenso. Soci Cai, provenienti da tutte le contrade dell’Isola, affrontano le prime salite sui tacchi di calcare. Erosioni millenarie, piogge vento e sole, hanno dato origine alla morfologia tormentata, mai regolare, custodendo squarci immensi di natura inviolata. Lontano, quasi a custodire questo lembo di terra, il Gennargentu e la straordinaria sentinella di Perda Liana.

Sentieri aspri, resi dolci e lastricati di peonie bianco-rosse,  sbocciate, dalla vita breve ma intensa. Il tacco, sopra i 950 metri slm, ha l’aspetto del paesaggio lunare. Contrasta con le valli dei fiumi sottostanti, con il rio Taquisara che accompagna la line grigia della ferrovia verso il paesino di Ussassai, indomito a resistere al destino del rapido e progressivo spopolamento.

Compare, a Is Tostoinos, la storia delle attività di questi luoghi. Pastori aggrappati a pascoli radi, sotto lecci secolari, con la loro capanna, cuile, oggi ristrutturato, nello stile della capanna del neolitico antico. Tra acque sorgive, ruscelli di primavera, si presenta Antepadentes e la vallata di Perdu Isu. Dura e spoglia la salita sulla sommità del tacco di Perdu Isu. Non così dovevano vederla i nuragici che lassù hanno costruito il loro monotorre, forse di avvistamento, di guardia, di controllo delle interminalbili valli tra i massicci centrali e e il baccu della valle del rio Pardu. Attorno leggibili le capanne, il pozzo per la raccolta d’acqua, le tracce di genti di quelle civiltà  e il dominio sugli orizzonti così vasti. Perdu Isu, luogo di solari architetture consolidate e di oscure tragedie consumate. Vento e pioggia sulla cresta di Serra Perdu.

La comitiva Cai si colora delle mantelle verdi, bianco rosse. Lo sguardo si posa sui due centri Gairo Nuovo e Gairo Vecchio, aggrappati entrambi al costone della valle. E’ il vecchio che trascina la storia. Silente da quel 1951, persino la campana della vecchia chiesa è muta da allora. Notti e giorni di pioggia incessante. I muri si scompongono, porte e finestre si spezzano, le strade si aprono. Compaiono voragini. La paura stringe cuori e menti. Soprattutto gli anziani non se ne vogliono andare, non vogliono abbandonare quelle case della loro vita. Occorrerà l’intervento, spesso forzoso, per spostarli a monte nella nuova comunità che va fondandosi sulle radici della vecchia. Il Gairo defunto oggi è un  set di storie che non tramontano, e i muri sbriciolati no hanno smesso di raccontare. 

I soci Cai Nuoro si danno appuntamento per la prossima escursione.

Matteo Marteddu
Presidente CAI Nuoro

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