Il CAI Milano raggiunge il Campo Base dell’Everest

Il 9 ottobre 2016, 20 soci hanno raggiunto la vetta del Kala Patthar a 5645 metri, dopo una settimana di avvicinamento e acclimatamento nelle valle dell’Everest, nel cuore dell’Himalaya in Nepal.

Al cospetto dell'Everest

24 ottobre 2016 – Splendida riuscita del trekking internazionale organizzato dal CAI Milano in collaborazione con la Focus Himalaya Travel di Milano, che ha avuto come destinazione il Campo Base dell’Everest, nella valle del Khumbu sul versante nepalese della montagna più alta della Terra.

Partiti da Kathmandu il 2 ottobre, e raggiunta Lukla il giorno seguente, il trekking ha proseguito lungo il percorso che attraverso Namche Bazar e fino al campo base dell’Everest, ci ha permesso di raggiungere le pendici e quindi la cima del Kala Patthar posta a 5645 metri, nella testa della vallata del Khumbu al cospetto dell’Everest (8848 m), del Lhotse (8414 m.), del Pumori (7161 m) e del Nuptse (7.861 m).

Nella tradizione del CAI Milano, ogni anno viene organizzato un trekking extraeuropeo, permettendo a tutti i Soci con adeguata preparazione e spirito di avventura, di poter affrontare percorsi ed esperienze importanti.
Confermando quest’anno la vocazione attiva della nuova presidenza del CAI Milano, hanno partecipato al trekking anche il Presidente e il Vice presidente neoeletti lo scorso aprile.

Già organizzato per il 2015 e poi rinviato per il tragico terremoto, la Commissione escursionismo del CAI Milano ha voluto riproporre il medesimo trekking in Nepal confermando la volontà a sostegno del popolo nepalese e mantenendo lo spirito di solidarietà etico che caratterizza da sempre il CAI Milano. In Nepal, pur in presenza di un buon afflusso turistico, si è assistito al drastico e ingiustificato calo della partecipazione di trekker e alpinisti stranieri a seguito del sisma.

In un contesto così provato, mantenere la presenza attiva in quei posti può rivelarsi un modo semplice e diretto di sostegno all’economia, indipendentemente dai fondi stanziati dal CAI (e dall’Occidente) per i progetti umanitari, che a stento forse, stanno permettendo una lenta ricostruzione.

Il trekking è stata pertanto l’occasione di confermare che i percorsi classici, quali il Campo Base dell’Everest, sono privi totalmente di disagi e sono percorribili senza difficoltà alcuna, se non quelle naturali e ovvie costituite da un trekking severo in alta quota.

Accompagnati nei primi giorni di cammino, e per tutta la salita fino al campo base dell’Everest, da una fitta nuvolosità che sembrava compromettere un buon esito del trekking, abbiamo attraversato i paesi di Namche Bazar, Portse, Periche, Lobuche fino a Gorap Shep, passando da una quota di partenza di 2840 m ai 5140 m di Gorap shep, punto di partenza per l’arrivo al campo base dell’Everest e del Kala Patthar.

Il campo base dell’Everest ci accoglie alla fine di una morena infinita, alla testa del ghiacciaio lunghissimo del Khumbu. Il posto emoziona, nonostante l’assenza delle tende che caratterizzano ad aprile e maggio la partenza verso la cima dell’Everest. Il tempo di qualche foto, circondata dall’immancabile foschia, e si torna a Gora Shep per la salita del giorno dopo al Kala Patthar.

Sotto l’azione di un tempestivo, quanto irridente, regista celeste, poco prima della cima del Kala Patthar il cielo si apre, consentendo di apprezzare uno fra i più bei panorami del mondo. Un terrazzo ideale con vista sugli ottomila dell’Everest e del Lhotse, e sulle pareti a picco del Pumori e del Nuptse, settemila di tutto rispetto e di grande fascino.

Il ritorno a ritroso verso Namche è ora una fantastica e faticosa cavalcata nella vallata ora piena di sole e luce, passando per la piramide del CNR, un po’ dimessa, sotto la vista dell’Ama Dablam, altro massiccio (6812 m) dai contorni inconfondibili.

Raggiungiamo Kathmandu per una sosta di due giorni. Qui il terremoto ha lasciato segni più duri e duraturi. Quello che era una città meravigliosa per i monumenti e le grandi piazze con i monumenti, ora si riconosce a fatica. Rimane la grande mercificazione di stile occidentale, con i bazar di Thamel e dintorni, che non stentiamo ad alimentare, nell’illusione, un po’ ipocrita forse, che possa servire anche questo per sostenere il popolo del Nepal.

Si chiude dopo 15 giorni una bellissima esperienza comune, che conferma la volontà del CAI Milano nel voler sostenere l’attività sociale in montagna in tutte le sue forme e possibilità.

Roberto Monguzzi
CAI Milano

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