Il CAI in veste di attore

Cinque Soci CAI piemontesi hanno recitato nel lungometraggio "Unchained Time, chi dice donna dice danno" di Giancarlo Granata, girato ocn la collaborazione del CAI GEB Torino.

I protagonisti sul palco (ph: Raffaella Gastaudo)

Il Circolo UniCredit Torino ha prodotto e realizzato il lungometraggio "Unchained Time, chi dice donna dice danno" per la regia di Giancarlo Granata girato nelle terre alte della valle di Gressoney (Issime), a Donato Biellese e Lago Sirio (terre basse di Ivrea con la collaborazione) con la collaborazione del gruppo Escursionistico del CAI/GEB, sottosezione del CAI sezione di Torino. Presenti ben cinque attori provenienti da diverse sezioni del CAI: Alberto Rossignoli del CAI Torino, Maria Teresa Vivino del CAI Bardonecchia, Paolo Rossa e Lodovico Marchisio del CAI GEB, Serena Maccari del CAI Pinasca.

Venerdì 20 novembre 2015 presso la sala conferenze ATC di Torino è stato il giorno dell’anteprima con più di trecento presenze in sala, tra le quali moltissimi soci CAI.

Il film è andato in onda verso le ore 21,30 circa dopo la premiazione del concorso fotografico “Volti, paesaggi e tradizioni della cultura piemontese” con immagini a colori e in bianco e nero di un buon livello e il saluto del presidente del circolo Gianfelice Demarie.

Corrado Martinelli

Di seguito il commento al film (testo di Martina Vittonetto)

Sono gli stessi attori a presentare la proiezione, condividendo con gli spettatori gli aneddoti del film, per molti di loro è la prima esperienza di fronte alla macchina da presa, la prima volta che si vedono sullo schermo. I protagonisti (27 artisti tra i quali Alberto Rossignoli, Fabiana Mazza, Federico Baseotto, Alma Rodriquens, Marina de Nardo, Carlo Bettola, Lodovico Marchisio, Paolo Rosso, Serena Maccari, Maria Teresa Vivino e tanti altri attori) ringraziamo il regista e trasmettono con le loro parole la genuinità del film: pochi costrutti e tanti sorrisi.

Unchained Time è il punto d’incontro tra storie, tematiche e culture diverse. Un viaggio nel tempo, ironico e paradossalmente profondo. Sullo sfondo della località di Sirio si snoda la trama: una storia d’amore profonda e allo stesso tempo un’allegra commedia stracolma di personaggi divertenti ma mai scontati. Tra pettegolezzi, incomprensioni, guai e imprevisti il tempo della proiezione scorre veloce.

Eppure, nonostante il tono sia quello di una commedia all’italiana con riferimenti agli anni ‘ 50, le vicende di paese si sposano perfettamente con l’altra faccia di “Unchained Time”: la fantascienza, il desiderio comune alla maggior parte degli esseri umani di cambiare i tempi andati, di riviverli. Il presente e il passato che si influenzano e che si condizionano vicendevolmente. Un velo di mistero che si alterna lungo tutta la storia con le avventure degli scanzonati protagonisti. Un matrimonio sancito sotto l’oblio dell’alcool, un ispettore confusionario, un maggiordomo premuroso, le droghe, le vipere e le donne.

Ebbene sì: le donne, sfido ognuno di voi, uomini o donne che siate, a sottoscrivere che nel titolo di questo lungometraggio: “Chi dice donna dice danno” non ci sia un fondo di verità. Il regista coglie questa verità e la ripropone agli spettatori attraverso i personaggi femminili da lui creati. Una giovane fanciulla innamorata, una madre apprensiva che cerca con modi, spesso poco consoni, di allontanare due giovani amanti, una donzella spagnola, spumeggiante e assurda e poi una donna sposata che è l’unica ad esplicitare i suoi tranelli nel tentativo di istruire la sua giovane allieva, spiegandole e dandole dimostrazione di come una donna possa manipolare il suo uomo, con sguardi e parole, dette e non dette. Eppure, queste donne in parte meschine, a volte al limite della follia, rappresentano le donne vere.

Le bambole non sono donne, le Donne sono imperfette, spesso insopportabili ed è proprio questo che le rende uniche e bellissime. La tradizione vuole che nell’immaginario comune la donna debba venir protetta e che sia l’uomo, in qualche modo, a decidere per lei, ma la verità è che dietro ad ogni grande uomo è sempre presente una grande donna, che sia colei che gli ha dato la vita o semplicemente la sua amata.

Noi donne siamo terribili, fragili e forti, protettive e manipolatrici ma il messaggio finale del film è proprio questo: nonostante cercare di comprendere una donna sia un vero e proprio dramma, un impiego a tempo pieno, risulta essere sempre una delle “migliori perdite di tempo” possibili.
Citando un grande poeta: “Le donne sono fatte per essere amate, non per essere comprese". Oscar Wilde

Segnala questo articolo su:


Torna indietro