I Soci del CAI Nuoro sospesi sulle tracce del carbone

due giorni dentro il cuore del Supramonte di Baunei, a trent’anni dal “Selvaggio blu”.

Un momento della giornata

13 giugno 2018 - La piana sotto monte Oseli, avvolta nei larghi silenzi, qualche piccolo branco di maiali o capre frenetiche a rincorrersi. La primavera va via lasciando un benefico manto di verde. Soci CAI Nuoro lasciano Genna Silana con i suoi paesaggi sullo sfondo, la grande codula di Luna e Gorroppeddu a dividere l’Occidente da Oriente. Finiti i tornanti di Genna ‘e Ruxi, imbocchiamo, a Genna Sarbene,  la sconnessa carrareccia verso la base dell’erta di Su Contu. Cuore del Supramonte di Baunei, bacchi, canaloni, codule, come spade degradanti verso il mar, e quasi con andamento verticale.

Due giorni delle escursioni storiche, sulle tracce del carbone, tra foreste strappate a terre nude di calcare, bruciate su piazzuole ancora fumanti di sudore e di fatiche. Dirigono Peppino Cicalò, Carlo Melis, Salvatore Cambedda, Pietro Soru. Presenza discreta la nostra, alta la tensione in una giornata calda, con l’estate all’orizzonte di quel mare da qui ancora lontano. Un ovile, cuile Patteri, intreccio di ferrosi tronchi di ginepro e tentativi di modernità sopraggiunta, con ferraglia sparsa qua e là.

Superiamo, pietra su pietra, per imboccare bacu Urutzò, che ci inghiotte e ci trascina giù. Fatica su ogni passo. E’ qui che abbiamo la certezza di essere sospesi sulle tracce del carbone. Della sua terribile trasformazione dalla foresta primaria, dai lecci millenari, del suo trasporto lungo la forra, sacchi, mulattiere, sino alla piana prima degli approdi in porti sicuri. Quel nero non si cancella dalla terra nuda. Tragico testimone della storia di cinquant’anni di devastazione.

Riportano speranza i paesaggi, le guglie di calcare erette da qualche Dio che ha avvolto di bellezze straordinarie questi luoghi. Una scala ‘e fustes ci apre lo scenario di bacu S’Orruargiu. Sino all’arco che consente di abbracciare il Bacu parallelo, Bacu Addas con S’Arcada Manna, quasi tenendoci per mano. Tanti interrogativi tra uomini e donne del Cai. Da Giuseppe, a Natalio, da Cristina, a Valeria, a Graziella a Roberto. Composizioni e stili di artista lungo i pendii, piante e radici che da qualche secolo reggono l’urto di tempeste o di siccità, perforando il calcare e cercando disperatamente ossigeno. Sino a quel salto, la cengia e lo scalone de Su Marinau, ripida, scivolosa ed esposta lungo la parete.

A Bacu sa Ena torna il respiro. Venature di verde e di bosco. E la conquista della Codula di Sisine a pran’e Murta. Sappiamo che si avvicina la spiaggia dei sassi bianchi. Sappiamo che da qui partivano i barconi carichi dell’oro nero della Sardegna di fine ottocento. Sono passati esattamente trent’anni da quando su questi luoghi Peppino Cicalò e Mario Verin hanno scritto la parola fine al percorso del “Selvaggio BLU”. Festeggiamo con commozione e con stile della sobrietà CAI. Per riposare sotto le stelle e riprendere la mattina il percorso parallelo, tutta la giornata, da Bacu Arala, Eritili, Su Molente. Altri sentieri, mulattiere del carbone, suggestioni e paesaggi, trailer di un film che continua. Protagonisti siamo noi, soci Cai, con le vive immagini della nostra storia che mai consegneremo alla malinconia dell’oblio.

Matteo Marteddu
Presidente CAI Nuoro

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