"H-Ambient2": a Trieste concerto-video-performance e proiezione film "Zemu" sull'alpinismo himalayano

Il 7 febbraio 2017 prima assoluta dell'ultimo lavoro di Alberto Peruffo, alpinista, sperimentatore e regista: "ho preso una macchina a vento, frammenti di musiche antiche e moderne e montagne mai viste".

Il manifesto dello spettacolo

30 gennaio 2017 - «Esplorazione, alpinismo, scienza, arte visiva e musica, tutto assieme dal vivo in un unico contenitore a restituirci un'idea pionieristica, ottocentesca, del salire una montagna (e che montagna! Uno dei giganti della Terra!) e nel contempo estremamente nuova, futuristica dell'alpinismo». Con queste parole dell'Associazione Monte Analogo di Trieste arriva in scena l’ultimo lavoro di Alberto Peruffo, alpinista esploratore extraeuropeo di lunga esperienza, instancabile sperimentatore e imprevedibile regista culturale: sua la recente Anteprima inaugurale del Trento Film Festival 2016 al Teatro Olimpico di Vicenza per ricordare Renato Casarotto.

Autore di molteplici operazioni divenute storiche come The Sad Smoky Mountains, le tristi montagne fumanti in difesa del Tibet, attivista di prima linea che usa e abusa dell'arte per fini politico-civili, pioniere dell'editoria digitale con Intraisass.it e del teatro multimediale, a 10 anni dalla sua ultima sperimentazione scenica (Ventimila piedi sopra il mare, Trento Film Festival 2006), Peruffo ritorna in scena con un concerto-video-performance che lui stesso ci presenta come un fatto artistico "imprevisto" dopo la sua ultima spedizione himalayana. Così lo riassume: «Ho preso una macchina a vento, frammenti di musiche antiche e moderne, e montagne mai viste. Ho immaginato che andassero d'accordo, senza bisogno di raccontare alcunché. Ho perciò ucciso la narrazione per lasciare libero il sentimento, il pensiero, la visione di ciò che io e i miei compagni abbiamo vissuto, e che forse ognuno di noi, adulto/bambino, vive, quando si trova immerso in una magnifica esplorazione che non ti permette alcuna certezza. E meno che meno, alcuna salvezza». La bellezza non salverà il mondo, si legge nel Foglio di Sala.

Di ritorno come capo spedizione da una delle più difficili e importanti spedizioni himalayane degli ultimi anni, ai piedi del lato sconosciuto del gigante Kanchenzonga, senza possibilità di contatti con il mondo esterno e di soccorso, dopo aver attraversato un’impenetrabile foresta ed esplorato 3 bacini glaciali, salito 7 colli e 7 cime vergini, prima impresa himalayana italiana a rientrare nella Big List del Piolet d'Or, grazie a una straordinaria squadra di alpinisti e all'abilità artistica del fotografo reatino Enrico Ferri, Peruffo ricompone l'ambiente estremo himalayano con gli ambienti artistici dell'arte comunemente intesa, classica e contemporanea.

Musica e arte visiva spariscono dietro a uno strumento "diabolico" (l’AKAI EWI 5000) e a immagini che sembrano quadri di un'esposizione astratta e invece sono radicale natura. Il tutto avviene con estrema semplicità, di fronte a una sfida complessa, per fare emergere il mantra che segna come un filo rosso tutta «l'impressionante qualità» (così Reinhold Messner ancora ai tempi di Intraisass) del suo lavoro: «le montagne sono i luoghi di resistenza del mondo». Assolutamente da non perdere per l'imprevedibilità dell'autore e la coerenza di un percorso ventennale che fa scrivere a Wu Ming nel 2016: «se c’è un lavoro che fa emergere la dimensione di “invisibile ovunque” che ha oggi la guerra, è il lavoro di Alberto Peruffo». E per combattere coloro che alimentano le guerre, per trovare antidoti e anticorpi di civiltà, Alberto prende forza dalle montagne. Montagne di cui tuttavia egli sa riconoscere il limite.

Alla fine della performance sarà proiettato il nuovo film Zemu Exploratory Expedition. Alla ricerca delle nuove frontiere dell'alpinismo in Himalaya (Selezione Ufficiale in concorso al Cervino Cine Mountain) che documenta i luoghi dove è stato possibile realizzare H-AMBIENT2. Regia di Enrico Ferri.  La spedizione Zemu, che già ha fatto parlare molto di sé in occasione dei 150 del CAI, ha avuto il Patrocinio Nazionale della Presidenza, di Mountain Wlderness e della Fondazione Sella.

Appuntamento dunque martedì 7 febbraio 2017 alle 21 presso il Teatro Miela di Trieste per la prima assoluta. Durata della performance: 46 minuti. Durata del docufilm: 29 minuti.

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Prodotto in collaborazione con Montura Editing, Rifugio Campogrosso e Antersass Casa Editrice.
L'Evento su Facebook è disponibile qui.

Per le Sezioni del CAI: il concerto-video-performance e l’eventuale esposizione delle opere fotografiche possono essere adattati alle più diverse situazioni, dai classici teatri, alle sale conferenze/espositive o a capannoni industriali, fino ai grandi spazi aperti o a piccoli bunker. Nel caso di esposizioni, la performance servirà per inaugurare l’evento di apertura e creare l’ambient music che resterà in loop per tutta l’esposizione. Per le Sezioni i costi sono contenuti e sarà possibile integrare la PERFORMANCE (46 min) con la proiezione del film ZEMU (29 min). Per info scrivere a casadicultura@gmail.com

Comunicato Casa di Cultura

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