Gruppo Alpinismo giovanile CAI Crema e Lodi: il 2015 dalla penna di uno dei giovani partecipanti

"Ho appreso molto sulla Grande Guerra durante le escursioni effettuate nelle trincee". E poi: "le notti trascorse in campeggio hanno rafforzato le nostre amicizie e hanno fatto emergere il lato attento e premuroso in ciascuno di noi".

Il gruppo al Museo dell'Acqua di Casale Cremasco (ottobre 2015)

Su Facebook il Gruppo di Alpinismo giovanile delle Sezioni CAI di Crema e Lodi ha segnalato alla redazione un articolo di Francesco Righini (un ragazzo che ormai partecipa da dieci anni alle attività di AG del gruppo) sul 2015 appena trascorso. Lo riportiamo di seguito.

Anche quest’anno è purtroppo finito troppo in fretta. Abbiamo fatto parecchie gite piacevoli in ottima compagnia in posti meravigliosi. Le uscite di quest’anno erano incentrate sul tema de “La Grande Guerra”, per cui abbiamo visitato anche alcune trincee e ci sono state spiegate varie caratteristiche della vita in prima linea.

Le cose si imparano in due modi diversi: con lo studio e con l’esperienza. Non saprei dire quante ore abbiamo dedicato in classe nei diversi anni a parlare della Prima Guerra Mondiale, ma sicuramente per averne una visione a tutto tondo non sono state sufficienti. Ho appreso molto di più semplicemente entrando in una di quelle trincee e restando a guardare. Quest’anno è ricorso il centenario dell’entrata in guerra del nostro Paese e io, che sono un ragazzo del ’99 del secolo successivo, mi sono messo nei panni di quei ragazzi che quasi cent’anni prima di me sono stati costretti a lasciare la famiglia, gli amici, ogni relazione e andare al fronte a sparare al nemico.

Ringrazio moltissimo l’Alpinismo Giovanile per averci dato questa possibilità, che ci ha fatto comprendere quanto siamo fortunati e quanto sia grande il valore della pace. Osservando poi la bellezza di quei luoghi mi chiedo come possano essere stati teatro di tanto odio quando di fronte a quella magnificenza non posso che provare un senso di pace e di libertà.

La volta che questo sentimento mi ha pervaso di più è stato durante la gita più attesa dell’anno: il trekking al Gran Paradiso. Dopo essere saliti al rifugio Vittorio Sella, verso la fine della giornata, ci siamo incamminati verso l’alto per meglio ammirare il panorama illuminato dagli accesi colori del tramonto. Eravamo tutti lì, immersi nel silenzio, ciascuno coi propri pensieri, ma ognuno con lo sguardo rivolto alla grandezza delle montagne. Devo dire che quella sera ho provato davvero lo star bene in mezzo al silenzio e alla natura.

Il trekking di quest’anno è stato decisamente diverso da tutti gli altri. Alcuni lo ricorderanno come un’esperienza terribile: in 7 siamo stati male durante la seconda notte, ma io, pur essendo stato uno di questi, la ricordo sorridendo e in un certo senso anche in modo positivo. È in questi momenti che si vede infatti se un gruppo è un gruppo di amici o semplicemente di compagni. Quella notte, passata a girare per il campeggio ha sicuramente rafforzato le nostre amicizie e ha fatto emergere il lato attento e premuroso in ciascuno di noi. Abbiamo sperimentato una forte solidarietà all’interno di un gruppo che è uscito rafforzato da questa (dis)avventura.

Un’altra cosa che mi ha distratto in alcuni momenti durante la notte è stato ancora il fascino del paesaggio: le numerose stelle si stagliavano contro i profili scuri delle montagne. Ad un certo punto, alzando gli occhi, mi ricordo di essere stato un po’ di tempo ad ammirarle quasi dimenticando tutto il malessere.

Queste, insieme a molte altre di questo anno ormai finito, sono esperienze che si aggiungono alle molte fatte con l’Alpinismo Giovanile che non scorderò mai.
Sono davvero felice di far parte dell’Alpinismo Giovanile da tanti anni perché la passione per la montagna ci viene “insegnata” da chi la vive davvero e ciascuno di noi non può fare altro che essere coinvolto dal clima sereno del gruppo e cominciare a sua volta a trasformare quell’iniziale ammirazione in vera e propria passione.
Eeeeeeeeeee hop!

Francesco Righini

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