Gli scialpinisti del CAI Desio alla scoperta della Val Formazza

In tredici hanno raggiunto la vetta di punta Elgio (2837 metri) dopo aver percorso 6 km e mezzo in 4 ore, con un dislivello di 1.100 m.

La vetta raggiunta dai protagonisti

24 gennaio 2020 - Complice una giornata soleggiata, e nonostante raffiche di vento, il gruppo di scialpinisti in gita sociale organizzata dalla Sezione di Desio del CAI ha raggiunto la vetta di punta Elgio (2837 metri), una gettonata classica della Val Formazza.

La nutrita compagnia di ben 13 persone è partita da Desio alle 6 del mattino con destinazione Riale. All’arrivo il meteo non sembrava molto favorevole, nuvole grigie coprivano l’orizzonte e le cime innevate, creando uno scenario cupo e grave, ma ci voleva ben altro per abbassare il morale della comitiva che, ultimati preparativi e dopo aver fatto il controllo degli apparecchi Artva, ha cominciato a risalire i numerosi tornanti per arrivare al primo punto ristoro: il rifugio “Maria Luisa”.

Qui le nuvole finalmente si sono dileguate e il cielo si è colorato di un azzurro intenso, il sole ha fatto capolino portando con sé caldo e buonumore per ogni escursionista che arrivava.
Il “Maria Luisa” è stato solo la prima tappa, perché appena ricompattato il gruppo si è diretto verso il lago della Toggia. Il lungo traverso che costeggiava il lago è stato tutt’altro che semplice, la neve dura e ventata ha richiesto concentrazione e tecnica (il rischio di scivolare verso il lago, e farsi un bagno fuori stagione assolutamente non consigliato, è stato alto), ma anche i più insicuri e lenti del gruppo sono passati indenni in questo delicato passaggio.

Dopo il traverso, la traccia puntava decisamente verso Nord, al cospetto di uno scenario mozzafiato, completamente immerso tra le montagne innevate che si stagliavano contro il cielo, e il vento cominciava a far da padrone, portando in aria minuscoli granelli di neve, tanto da riprodurre un’incantevole nevicata a pieno sole. La risalita è stata lunga e quasi sempre su neve già lavorata dal vento,  per maggior sicurezza alcuni hanno calzato anche i “rampant”, attrezzi che messi sugli sci permettono di non scivolare.

Dopo 4 ore in totale, uno sviluppo di 6 km e mezzo e 1.100 m. di dislivello, chi è arrivato sull’anticima ha trovato ad accoglierlo un panorama a 360° ma pure forti raffiche di vento freddo. Lasciati gli sci sull’anticima, e messi i ramponi, dopo un ripido e stretto risalto, di una trentina di metri, ci si è portati alla cima vera e propria. Il capo-gita, Alessandro Nuzzo, è rimasto sull’anticima, accontentandosi di fotografare i propri compagni in cima.

“Siamo molto soddisfatti – hanno dichiarato Alessandro Nuzzo e Roberto Ponti, i due referenti per la gita – vento a parte, la giornata è stata stupenda, e, cosa più importante, si sono divertiti tutti”.

Lo scialpinismo è una disciplina che, grazie all’ausilio di un tessuto speciale che aderisce alla soletta dello sci (tradizionalmente detto “pelle di foca”, di fatto tessuto sintetico), consente a chi la pratica di salire pendii, boschi, sentieri innevati con gli sci, rendendosi in sostanza indipendente dagli usuali impianti di risalita che siamo abituati a vedere in inverno. Questo, chiaramente, in relazione all’allenamento e alla condizione fisica dello sportivo. Impegnativa, affascinante e completa, tale disciplina è strettamente condizionata dai cosiddetti pericoli “oggettivi” della montagna invernale, e non solo (valanghe, slavine, nevicate); quindi, ogni scialpinista deve avere con sé la dotazione minima sicurezza (Artva, pala e sonda), e, deve saperla usare bene.

Francesca Ronchi

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