Francia, Guida alpina salva migrante incinta: rischia fino a 5 anni di carcere

"In montagna non si lascia indietro nessuno. Nel caso in cui l’ultimo, il più debole, il più stanco non riesca a tornare a valle, è compito degli altri portarlo in salvo a spalle", è il commento di una Socia CAI.

21 marzo 2018 - È il 10 marzo quando Benoît Ducos, guida alpina francese e volontario del gruppo Refuge solidarie, avvista un gruppo di persone in difficoltà. Siamo a 1900 m di quota nella zona del passo del Monginevro: fa molto freddo. Le persone avvistate sono una famiglia di migranti nigeriani che, non riuscendo a superare il confine a Ventimiglia, come molti altri prima di loro, hanno scelto di provare a passare in Francia tramite le montagne. Due bambini di 2 e 3 anni, il padre e la madre: incinta di 8 mesi, esausta.

Sono tanti quelli che non trovando altro modo per valicare il confine scelgono di avventurarsi per i passi alpini, ma i rischi sono tanti e per questo, da tempo, gruppi di volontari, proprio come quello di cui fa parte Benoît Ducos, portano avanti operazioni di soccorso.

Subito, Benoît Ducos e gli altri volontari soccorrono il gruppo di sventurati e li accompagnano a valle. La donna è incinta e ha bisogno di assistenza medica, così senza indugiare,la guida alpina li fa salire in macchina per portare la donna all’ospedale più vicino.
Alle porte di Briançon, una pattuglia della polizia francese ferma l’auto, la donna sta male: inizia ad avere le prime doglie, ha bisogno di assistenza medica. Viene accompagnata in ospedale dove partorisce tramite parto cesareo. Sembra una storia a lieto fine ma per Benoît Ducos non finisce qui. Infatti, la guida alpina viene subito condotta in caserma e dopo pochi giorni, il 14 marzo, riceve un avviso di comparizione.

Rischia fino a 5 anni di carcere per aver violato le leggi sull’immigrazione. Infatti, secondo la legge, l’uomo trasportava nella sua auto dei clandestini privi di documenti: un reato piuttosto grave.

Chi frequenta la montagna lo sa bene: “non si lascia indietro nessuno”. Nel caso in cui l’ultimo, il più debole, il più stanco non riesca a tornare a valle, è compito degli altri portarlo in salvo a spalle. Benoît Ducos, guida alpina, questo lo sa bene e non poteva certo lasciare in difficoltà una donna incinta. Da quanto si apprende da un comunicato stampa rilasciato da un gruppo di associazioni umanitarie francesi, Benoît Ducos, preso dalla foga del soccorso, non si è reso conto di essere potenzialmente perseguibile né tanto meno di star infrangendo una legge: nella sua testa stava solo salvando delle vite. Ci auguriamo che la magistratura tenga conto della sua buona fede e che tutto finisca per il meglio.

Martina Vittonetto

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