Il Festival della Montagna de L'Aquila si è chiuso con la madrina Catherine Destivelle'

Nel week end del 4 e 5 ottobre sono venuti al Parco del Castello migliaia di persone, operatori della montagna e semplici appassionati, adulti e bambini

Le attività dell'ultima giornata del Festival

A salutare la prima edizione dell'eveto dedicato alla montagna e alle sue culture, la madrina del festival: l'alpinista e climber di fama mondiale Catherine Destivelle. Una occasione straordinaria per condividere le esperienze spettacolari e i viaggi lontani della Destivelle, per ascoltare i racconti delle sue grandiose imprese in solitaria, delle ascensioni sulle montagne di tutto il mondo, dall'Africa agli Stati Uniti, passando per Nepal e Thailandia. Un momento di condivisione e riflessione su un universo fatto di coraggio e ambizione ma anche di profonda conoscenza dei propri limiti.
Catherine Destivelle ha incontrato appassionati e curiosi e, poi, ha premiato il vincitore della competizione di arrampicata, il "1° Master Festival della Montagna" valido per il campionato regionale, che ha animato l'ultima giornata della kermesse.

"Si tratta di un evento straordinario, pienamente riuscito", ha detto Catherine Destivelle. "Ho partecipato a tantissime manifestazioni di questo tipo ma non ho mai visto così tante persone, diverse tra loro: ci sono appassionati, operatori, semplici curiosi di tutte le età ed è davvero una bella cosa. Racconta di un rapporto profondo che questa città mantiene e coltiva con la sua montagna, il Gran Sasso".
"La cultura della montagna - ha aggiunto Destivelle - può senza dubbio aiutare anche il processo di ricostruzione dell'Aquila, attraverso un rilancio che passi per la promozione turistica. Prima di tutto, però, bisogna far conoscere le vostre montagne, belle e selvagge".

E a proposito di imprese spettacolari, e dei racconti di Catherine Destivelle, il 'Festival della Montagna' è stato teatro, nel pomeriggio di ieri, di un emozionante incontro tra giganti dell'alpinismo italiano. Alla tavola rotonda sulla “Storia alpinistica del Gran Sasso” hanno partecipato ben tre generazioni di alpinisti, dal mitico Mimì Alessandri al giovane Marco Iovenitti, aspirante guida alpina, che si sta facendo esperienza e nome in tutto il Paese. A guidarli è stato Stefano Ardito, autore del libro “Storia dell'alpinismo in Abruzzo”.

Ardito ha introdotto l'incontro chiedendo ai partecipanti di raccontare un aneddoto, un'esperienza o una giornata particolare legata al Gran Sasso. Ne è uscito un mix di aneddoti interessanti. Alessandri, ad esempio, ha implicitamente rievocato l'esperienza del 1974 al Monte Camicia, nel tragico episodio che vide la scomparsa di Piergiorgio De Paulis. Un avvenimento che segnò anche una delle prime esperienze di soccorso alpino, anche con elicottero, almeno così come lo conosciamo ora.

Evidentemente, non si poteva non parlare anche di sicurezza al 'Festival della Montagna'. A discuterne nell'ultima giornata della kermesse, l’associazione “Mario e l’arte di volare Onlus" nata a seguito del grave incidente di un anno fa, a Campo Imperatore, che ha causato la morte di Mario Celli, giovane medico aquilano di 32 anni, travolto da una valanga.

L'associazione si pone lo scopo di promuovere la cultura della sicurezza in montagna.La valanga è un mostro prevedibile” hanno sottolineato i relatori, tra cui alcuni membri del soccorso alpino, in apertura dei lavori.
Ciò nonostante, ogni anno le valanghe provocano 150 vittime tra l’Europa e il Nord America, 100 in Europa e 20 in Italia. Negli ultimi tre anni in Abruzzo ci sono stati sei morti (tutti in provincia dell’Aquila), una media di due morti l’anno, “che costituisce il 2% delle vittime di tutta Europa pur non avendo l’Abruzzo il 2% delle montagne europee”.

Per far fronte alle valanghe ed agevolare i soccorsi, negli ultimi anni si sono sviluppate tecnologie legate anche ai comuni telefoni cellulari, muniti di GPS. E’ il caso ad esempio di GeoResq la cui prima applicazione è avvenuta proprio sul Gran Sasso.

Già ieri, il vice Presidente della Giunta regionale Giovanni Lolli aveva ricordato la necessità di utilizzare i soldi stanziati per il rilancio sostenibile del Gran Sasso anche per dotare la nostra montagna del Gasex, una tecnologia che permette di far staccare volontariamente le valanghe quando necessario. Questo ovviamente non dappertutto ma nei fuori pista serviti dagli impianti dei Valloni e di Valle Fredda.

Comunicato Festival della Montagna

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