Due sentinelle sul Corrasi d’inverno

"Terreno a tratti viscido, carico di umidità fredda, terra nera sotto i lecci di terza generazione. Sopra, i torrioni bianchi, il calcare sfiora quel poco di verde rimasto nella brulla siccità di Sardegna", è il racconto dei Soci CAI Nuoro protagonisti.

Una foto della giornata

19 dicembre 2017 - Di quelle mattinate di ghiaccio radente. Stamane, metà dicembre, l’alba stenta a superare i contrafforti del Corrasi. Pronti, da Maccione, con amici Cai, Natalio, escursionisti, Giovannangelo e Francesco. Sono i tornanti del 401, nuovo sentiero tracciato dal CAI Nuoro, a portarci verso Tuones.

Terreno a tratti viscido, carico di umidità fredda, terra nera sotto i lecci di terza generazione. Sopra, i torrioni bianchi, il calcare sfiora quel poco di verde rimasto nella brulla siccità di Sardegna. E’ la mulattiera del carbone e dei caprai alle falde del monte. Si apre la carrareccia. Ciottoli di pietra a dar ritmo agli scarponi. Parete di roccia scolpita dal sacrificio di Giovannino Fenu, nuorese, pioniere dell’alpinismo di stampo antico, morto qui in una giornata di primavera.

Il CAI Nuoro porta il suo nome. Scala ‘e Pradu, terrazza sugli spazi immensi del massiccio del Supramonte. I silenzi qui aggrovigliano tutto. La eco lontana di qualche fucile, giorno di caccia grossa. Come una strana cappa grigia, copre la cima più alta una coltre di nubi basse. Scegliamo il sentiero 405, attraverso Ortu Caminu perché Sos Nidos, con le sue suggestioni è là imponente, spartiacque tra oriente e occidente.

La roccia si rischiara col gioco del sole tremante, nel mattino invernale. Si fondono sprazzi di neve col calcare bianco. Fatica e ansia sugli spigoli di roccia scavata dal vento. In questo anfiteatro aspro, dove hanno trovato straordinaria ambientazione, scenografie di Givanni Columbu nel film “Su Re”, o di Salvatore Mereu “Sonètaula”. Dalla cima di Sos Nidos, finestra su monti e valli. Cusidore e le creste di Uddè e Ferulargiu, il Cedrino, lento verso il golfo, la piana di Sovana, col suo carico di storia e di lavoro. Giù compare una delle due sentinelle del Corrasi.

Sono oggi il nostro obiettivo. La prima, sulla radura il cuile Vilitzi-Vilitzi, sagoma circolare in calcare bianco, pinnettu in intreccio di lecci e ginepri. All’interno gli spazi per il focolare e i recinti esterni per la raccolta degli animali. Semplicità ed efficacia di architetture antiche. Scavalchiamo la valle e appare l’altra sentinella, cuile Badde ‘e sa Mandra, su una calata di terra grigia, attraversa e spacca le rocce. Stesso stile, stessa destinazione d’uso. In stagioni che scorrevano lente, quando il tempo era nel possesso di uomini duri, leali con la fatica e con la montagna, in questa remota parte di Sardegna. Sono quasi assonometrici i due cuiles. Paiono due occhi spenti, muti su quelle valli di Lanaitho e Surtana, sulla dolina di Tiscali e la forra di Pentumas. E invece parlano e raccontano.

Ogni pietra bianca o annerita dal fumo d’inverno, ogni ramo duro come roccia di ginepro trasudano di storie che qui si sono consumate. Basta leggere e ascoltare, anche i silenzi. Per escursionisti nel freddo inverno di Barbagia.

Matteo Marteddu
CAI Nuoro

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