Dorgali, lo stridente contrasto tra libertà e odio razziale

Seconda escursione del CAI di Nuoro con commossa celebrazione del giorno della memoria. Hanno partecipato in 90, tra natura e storia.

Sul sentiero della seconda escursione Cai Nuoro

29 gennaio 2019 - Novanta soci Cai commossi, hanno partecipato alla seconda uscita annuale del Cai di Nuoro, in occasione della quale il presidente della sezione Matteo Marteddu e le autorità hanno commemorato il giorno della memoria della Shoah

Il resoconto integrale della giornata, a cura del Presidente sezionale Matteo Marteddu

“Quel senso di libertà che ti dà il CAI. Oggi 27 gennaio, mentre attraversi la valle con il serpentone di macchine, quasi religioso silenzio. Memoria di genocidi e di stragi, di olocausto e di tragedie della perversione del ‘900. Anche consapevolezza di non tollerare e di opporsi a rigurgiti del razzismo del nuovo secolo. Pensieri e immagini mentre La piana di Oddoene, ricca di vigne e olivi, di lavoro e fatica antica. Corre veloce verso la seconda escursione del Cai Nuoro. Pareti bianche si ergono verso il cielo a tutelare il senso dell’infinito e dell’essere liberi in questo lembo di Sardegna interna. Novanta soci Cai, nel parcheggio di S’Abbarba, pronti, zaini e scarponi, ad ascoltare la commozione del presidente Matteo Marteddu e della giovane sindaca di Dorgali Maria Itria Fancello. A dirigere l’escursione, oltre al presidente, Peppino Columbu, Giovanna Cossu, Doru Nicolae Potoroaca, Natalio Lunesu, Giuseppe Santus. Tutto ha un senso in questa escursione di memorie e di  immagini forti.  E si va. Sopra il ponte e la limpidezza del Flumineddu. Arriva da lontano, dal Supramonte Orgolese. Si è nascosto sotto le rocce dure della gola di Gorroppu, riappare e si specchia nitido nei ciottoli levigati dalle sue acque , placide e talvolta imperiose. Due ali di mirti e di lecceti sulla carrareccia che ci porta alla base della Scala. Si arrampicavano qui i caprai nelle loro fatiche immense, quando Dorgali guardava solo la montagna e voltava le spalle al mare. Su Peichinu, sale. Il serpentone colorato guadagna livello, occorre superare i 500 metri di altitudine. D’un fiato. Una delle scale di questa parete bianca. Iniziano da Finiodda , Su Crou, S’Aliderru, Su Turcalinu sino a Surtana. Nomi immaginifici, èvocano tempi duri. Agli escursionisti oggi accarezzano il cuore. Superato il bivio per Tiscali, i tornanti tortuosi, si scostano le fronde della macchia di Lentisco. Comparenela sua riguadagnata storia di architetture eleganti, il cuile “ Su Lentiscu”. Si stringe attorno la folla, non più solitudine. Come quando il pastore portava qui famiglia e bambini per creare la comunità e sentirsi meno solo. Stagioni di una economia immobile e il tempo scandito senza rintocchi. Macchia mediterranea a ricoprire il calcare. Breve sosta di narrazioni e di storie . Discesa , il bivio per Monte Tundu da una parte o Sedda Artanule dall’altra. E ci sovrastano, sulla destra, le cime , Fruncu Mannu, Gutturgios, Costas d’Ossu, Monte Urudè, sino al cuile Mudrecarvu e a monte Omene. Sotto il bosco di lecci incontaminati , cuile “Sas Traes”. Nascosto ancora a custodire i suoi segreti. Per dirigerci verso la grotta “Culimbesse”. Dalla parete di roccia levigata, la curiosità di vedere le cime innevate di Sos Nidos, Uddè, Corrasi, la valle di badd’ e Mandras. Scenario dove qualche divinità ha posato il dito della bellezza, tra Dorgali , Oliena e Orgosolo. La grotta, profonda, illuminata dalle torce dello smartphone.  Stalattiti e stalagmiti, ombre di un passato di antropizzazione oltre la Storia. Quando ci fermiamo risuona il caleidoscopio delle lingue o dialetti delle varie comunità di Sardegna, Barbagia, Baronie, Marghine e Planargia. Insieme per la discesa, lasciandoci alle spalle la dolina di Tiscali e i suoi misteri. La comunità del Cai- Nuoro, con gli amministratori di Dorgali, tra i monti nel cuore della Sardegna, con la commozione, nella giornata sacra della Memoria”.

Red

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