#destinazioneK2, il reportage della terza tappa del viaggio sostenibile di Gian Luca Gasca

Il protagonista della spedizione verso il K2, promossa dal CAI centrale, racconta il suo viaggio da Ekaterinburg ad Astana. Ora Gasca si trova ad Almaty, la città più popolosa del Kazakistan

Compagni di viaggio da Ekaterinburg ad Astana

14 agosto 2017 - Di nuovo in viaggio. Ancora un treno che corre verso est per lasciare finalmente il territorio russo e consegnarmi ad un uovo universo, quello kazako. Viaggio in seconda classe questa volta. È più rilassante e privata: quattro posti per scompartimento, letti più larghi è un miglior servizio.

Di fronte a me siede una mamma con bambina. Prova a parlarmi, ma lei non sa l’inglese e io non conosco il russo. Riusciamo a capirci a gesti, stanno andando a Qarağandi, una città di poco più a sud di Astana lungo il percorso di questo treno diretto a Biškek, la capitale del Kirghizistan. Samo solo noi tre nello scomparto e il tempo passa abbastanza velocemente tra un cetriolo dell’orto offertomi in cambio di una mela dell’ipermercato di Ekaterinburg.

Con il passare del chilometri l’aria si fa sempre più fredda e la Provodnitsa ci porta le coperte di lana sotto cui sprofondo in un sonno pesante, finché mi sveglia un manganello conficcato nel fianco: controlli di confine alla frontiera russo-kazaka. Do il passaporto all’agente che inizia insospettito a fare domande, prima in russo, poi in inglese notando la mia faccia spaesata e assonnata.

“Sei entrato in Russia dalla Bielorussia?” domanda.
“Sì, con il treno da Minsk per Mosca” rispondo.
“E ora vai in Kazakistan e poi dal Kazakistan torni in Italia?” chiede ancora.
“No, dal Kazakistan proseguo a viaggiare. Vado fino in Pakistan” replico tranquillamente. L’agente mi guarda sbigottito, si sta trovando davanti a qualcosa di insolito e non sa come gestirlo.
“Vai pure, sarai un problema dei Kazaki” sentenzia poi in conclusione.
Ringrazio, saluto e mi rimetto sotto le coperte in attesa della mia destinazione che arriverà solo intorno alle 18.30 locali.

Ho passato un’altra frontiera e ho salutato la crudezza della Russia per ritrovarmi catapultato in un mondo fatto di sorrisi e gesti amichevoli. Non riusciamo a comprenderci a parole, ma in questo tratto di viaggio che fugge dalla Russia sto scoprendo persone luoghi e parole che non avrei mai pensato. Ci vuole impegno e tempo per conoscere le persone. Bisogna riuscire a superare le difficoltà linguistiche e la naturale diffidenza di questi popoli traditi due volte, prima dai loro ideali, poi dal sogno occidentale di una libertà che non sono stati in grado di gestire nell’immediato, ma il sonno e la stanchezza del viaggio si fanno sentire e quanto prima collasso in un sonno da operaio.

Quando rinvengo dai sogni sono ormai cambiate le facce a bordo del treno. I nuovi passeggeri sanno di asiatico e portano i caratteristici tratti dagli zigomi pronunciati degli abitanti della steppa. Anche fuori dal finestrino tutto è cambiato. Le immense foreste russe hanno lasciato il posto al nulla sconfinato. Solo fili d’erba, fin dove lo sguardo arriva, accompagnano in modo monotono il mio viaggio che sa già di oriente, quello vero che ho sognato per anni e parla esotico.

Gian Luca Gasca

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