#destinazioneK2, il reportage della prima tappa del viaggio sostenibile di Gian Luca Gasca

Il protagonista della spedizione verso il K2 racconta sensazioni, incontri, emozioni dell'inizio del suo viaggio che lo ha condotto da Torino a Mosca

In treno da Minsk a Mosca

7 agosto 2017 - Goodbye Europe. L’autobus corre veloce verso est. Sopra regna un silenzio sovrumano. È come se tutti si stessero preparando ad un grande viaggio, al viaggio della vita. Uno di quelli che fai una volta e poi metti la testa a posto.

È una sensazione che ho già provato due volte, ma questa volta è molto più grande. Lascio casa per posti che ho sognato per anni e che finalmente posso toccare con mano, ma per l’ennesima volta lo faccio da solo lasciando tutto e tutti ad aspettarmi.

Il roaming facilita le comunicazioni e mi fa sentire vicino ancora per molto tempo. Per tutta la tratta tra Svizzera, Austria, Germania e Lituania quasi non mi rendo conto di andare rapido verso una delle frontiere più dure al mondo. Una barriera che sto raggiungendo senza riposo, come in una fuga mi faccio un’unica tirata da Torino alla Bielorussia. Tra un autobus e l’altro solo poche ore per poter sgranchire le gambe e poi si riparte, sempre immerso nel totale silenzio del viaggio su gomma.

Da Berlino scompaiono i saccopelisti e rimango solo con i lavoratori che tornano a casa. Trovo traccia delle badanti, quelle di cui mi ha parlato Leonardo Bizzaro. Viaggiano con il sorriso dipinto in volto. Hanno enormi buste della spesa come valigie. Dentro pochi vestiti e tanto cibo, semini principalmente, con cui passare il tempo in viaggio.

Entro in Polonia senza quasi accorgermene e lo stesso vale per la Lituania. Unica traccia del cambio di frontiera sono i volti. Quelle facce stravolte dal viaggio che vanno e vengono mentre io rimango sempre qui, seduto nella penultima fila di quello che pare un autobus della speranza e della rinascita al tempo stesso.

Qui sopra è vietato tirare fuori un taccuino. Scrivere attrae gli sguardi dei passeggeri e anche dell’autista.
Memorizzo tutto, poi in albergo metterò su carta.

Fuori dal finestrino il panorama è monotono. La pianura si apre a 360 gradi interrotta solo da sgangherati villaggi e più grandi metropoli dai palazzoni di stampo socialista.

L’autobus rallenta e l’autista intima a tutti di scendere. Eccola la prima vera frontiera: Europa-Bielorussia.

I controlli passano però tranquilli, nonostante le prime barriere linguistiche. Se non hai alcool o quantità enormi di moneta nessun problema. Ora la strada è in discesa verso il mio primo letto: è il 3 agosto.

Non so bene cosa aspettarmi dalla Bielorussia. Tutti mi han parlato di un posto da evitare. “Corri in albergo, dormi e poi torna a prendere il bus” mi ha consigliato chi già c’è stato. Ho sempre diffidato di queste parole e ho fatto bene.
Palazzi barocchi e nuovi ed imponenti grattacieli svettano nel cielo di un moderno centro dall’aspetto europeo. Li attraverso affascinato nelle ore che precedono l’alba del quarto giorno di viaggio mentre vado a prendere il primo treno del mio percorso #destinazioneK2. Ora inizia il vero viaggio, quello nell’incertezza di una terza classe. Un modo di viaggiare economico su vagoni “camerata” dove ci sono solo posti letto e nessun divisorio. Un’enorme stanza comune dove si viaggia come se fossimo tutti parte di una grande famiglia.

Se non ci si è abituati appena saliti a bordo l’impatto è devastante. La gente si cambia con nonchalance indossando pigiama e ciabatte per poi prendere le coperte fornite dalla Provodnitsa, l’efficiente e corpulenta capo vagone che detta legge e tiene tutto sotto controllo, e prepararsi il suo posto letto su cui poi trascorrerà le prossime infinite e monotone ore di viaggio. Si viaggia a velocità da lumaca e ogni mezz’ora  ci si ferma per una ventina di minuti. A bordo, nel frattempo, avviene di tutto e di più. Mentre io consumo il mio panino la gente tira fuori dalle enormi buste della spesa patate lesse, cetrioli sott’aceto, uova sode, ciliegie, torte, pomodori, carne secca e inizia la grande abbuffata che andrà avanti in un misto di odori e sapori fino all’arrivo a Mosca.

Gian Luca Gasca

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