Così gli italiani infransero il tabù dell’Eiger

Celebrata a Bolzano la prima ascensione tricolore alla Nordwand

Giovanni Capra, Franco Solina, Gildo Airoldi, Armando Aste e Andrea Mellano (©DinoPanato)

Che cosa spinge un uomo a salire di corsa in 2 ore e 47 minuti la parete nord dell’Eiger? Il  primato è stato stabilito nel 2008 dall’elvetico Ueli Steck. Progresso dell’alpinismo o sua banalizzazione? Si può amare la montagna e al tempo stesso ridurla alla stregua di una pista? Anche di questo si è parlato il 5 maggio a Bolzano, a conclusione del sessantesimo TrentoFilmfestival, in una serata condotta da Marco Albino Ferrari e dedicata al cinquantesimo anniversario della prima scalata italiana all’infida parete nord dell’Eiger, nell’Oberland Bernese.

INDENNI. “In mezzo secolo le prospettive sono profondamente cambiate”, ha detto Armando Aste, socio onorario del CAI, che nel 1962 fece parte delle due cordate italiane impegnate sull’’’Orco”. E così una parete tremenda, è diventa via via estremamente difficile e poi difficile ma percorribile”. La “prima” italiana all’Eiger ha infranto un vero e proprio tabù ventiquattr’anni dopo la prima salita di Heckmar e compagni. I sei alpinisti italiani se la sono cavata brillantemente arrivando in vetta indenni dopo sei bivacchi. E forse, proprio questo epilogo positivo ha fatto si che l’impresa, alla quale è dedicato nel 2012 il bollino dei soci del CAI, passasse sotto silenzio anche sui giornali specializzati come ha ricordato Giovanni Capra che all’evento ha dedicato il bel libro “Due cordate per una parete” (Corbaccio, 2006). 

DOVEROSO TRIBUTO. Bene ha fatto il TrentoFilmfestival a rendere questo piccolo grande tributo ai sei alpinisti che in quel 1962 si sono fatti onore. Dei sei Pierlorenzo Acquistapace, il Canela, é purtroppo scomparso nel 2002, a soli 62 anni. Aste, 85 anni, e il suo fedele secondo di cordata Franco Solina, 79 anni, sono ancora in buona forma. Idem per Andrea Mellano, 77 primavere, che nel 2011 ha ripetuto, dopo mezzo secolo, la sua via al Becco di Valsoera tracciata con Romano Perego nel '61. Lo stesso Perego ha 77 anni mentre il più giovane,  Gildo Airoldi, di anni ne ha compiuti 72. A Bolzano, con Solina, Airoldi, Aste e Mellano, è stato possibile ascoltare anche la testimonianza del bellunese Roberto Sorgato, a sua volta autore di numerosi tentativi ostacolati dal maltempo e dalla sfortuna.

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