Comunicare il territorio e l’ambiente nella terra dei miti

Considerazioni a margine della settimana trascorsa in Sicilia nell’ambito del gemellaggio dei gruppi di Alpinismo Giovanile di CAI Catania e CAI Melzo

I ragazzi protagonisti

23 luglio 2018 - Un titolo pomposo e altisonante: non è nel mio stile, ma questa volta è d’obbligo.
Giunti, noi lombardi, in terra sicula per la ormai consolidata settimana del gemellaggio, abbiamo trovato ad attenderci all’aeroporto, oltre alle facce simpatiche e allegre degli amici vecchi e a quelle un po’ dubbiose delle new entry, un grosso cartellone che proprio così recitava: benvenuti nella terra dei miti.

La cosa, ovviamente, al momento non ha destato nessuna particolare curiosità in nessuno di noi sino al momento in cui Umberto, l’amico Accompagnatore nonché Presidente della Sezione di Catania del CAI, ci ha illustrato, per sommi capi, l’epopea di Ulisse e di Polifemo, narrazione suggestiva anche in virtù del fatto che proprio alle nostre spalle, in mare, c’erano i famosi massi che il gigante accecato scagliò nell’estremo tentativo di fermare Ulisse.

Ecco dunque svelato l’arcano: i miti di questa terra, affascinanti e tuttora misteriosi, come tutti i miti che si rispettino, sarebbero stati il filo conduttore, discreto e quasi inavvertito, del nostro soggiorno siciliano.
Non so se tutti i partecipanti all’esperienza abbiano provato le sensazioni che ho provato io, sarebbe troppo presuntuoso sperarlo e pensarlo, ma, la sera, quando stanchi, provati anche dalle abbondanti cene, ci rilassavamo, il pensiero forse ultimo della giornata andava lì, al bilancio giornaliero e al collegamento con il mondo dei miti.

Così è stato che, durante l’escursione verso la grotta di Serracozzo, non si poteva non pensare a dove potesse mai essere la dimora di Polifemo: forse proprio nella grotta lavica nella quale noi stavamo per entrare? Oppure nelle vicinanze? O su un altro versante del vulcano? E le sue pecore, cosa mangiavano in un ambiente cosi particolare e brullo? Assolutamente fantasiosa la cosa, ma non priva di fascino……

Che dire della giornata nella quale siamo saliti ai crateri sommitali. Una giornata durante la quale si poteva sentire quasi la vicinanza di queste presenze mitiche: il fumo che ininterrottamente fuoriusciva dalla bocca del vulcano ci dava la sensazione tangibile di una presenza che, ancorché invisibile, non si poteva non percepire ad ogni passo. Complice forse il forte vento che ci ha accompagnato per tutta la giornata si poteva quasi pensare al respiro di Polifemo, affannoso e reso furioso dal dolore; oppure, ipotesi tutta da verificare magari la prossima volta, poteva segnalarci in un qualche modo, complici i continui borbottii che dalle profondità giungevano sino a noi, che in quell’antro, magari non solo in quello, era la fucina di Efesto ove si fabbricavano le armi invincibili destinate agli dei e tutto quanto serviva loro per le guerre. Si narra che il fragore della sua fabbrica era molto sentito nei campi e nelle città che sono vicine all’Etna e dalla cima del monte erompevano vapore, fuoco e fumo nero che offuscavano il cielo. I suoi servi erano i ciclopi. Tutto torna come si vede. D’altronde ancora oggi le fucine, se mai ne sono rimaste, sono ambienti rumorosi, caotici e caratterizzati da gran caldo.

Interessante l’escursione nel Bosco di Malabotta alla scoperta dei Monti Nebrodi, e dei Megaliti di Argimusco, che la tradizione popolare riconduce all’opera di popolazioni preistoriche, anche se gli studiosi li ritengono un fenomeno naturale erosivo.
Ci siamo spinti un giorno sino alla splendida oasi di Vendicari, per parlare di fatti non epici ma storici e più vicini a noi.

Ovviamente li abbiamo pure fatto il bagno e io, visto che non sono notoriamente un discendente degli Argonauti, mi sono trovato un pochino in difficoltà. Ma per i nostri mitici ragazzi si fa questo e altro se necessario.
Anche di fronte al mare ovviamente il pensiero non può non riandare ad Ulisse, al suo viaggio. Il viaggio per antonomasia! Al mito dei viaggiatori antichi, alle loro vicissitudini e alle traversie che dovettero affrontare. Se rileggessimo l’Odissea con occhi diversi ci accorgeremmo di quanto i miti che la permeano siano in stretta relazione con questa terra strabiliante. Un connubio inscindibile.

La discesa nella Valle del Bove è stata la conferma, se ce ne fosse bisogno, che, a parte il povero Ulisse, di cui non si hanno più notizie, tutti gli altri, accecati o meno, sono ancora presenti in questa che è la loro terra. Il primordiale caos che regna in questo luogo soprannaturale è uguale a quello che doveva esserci nella fucina di Efesto durante il periodo di maggior lavoro, oppure subito dopo lo sfogo di ira di Polifemo.

Forse che le periodiche fuoriuscite di lava e la loro discesa in questa valle abbiano un legame magari con il fatto che il Dio del fuoco, figlio di Zeus e di Era, è stato abbandonato sulla terra? Chissà. Potrebbero essere una sorta di sfogo divino? Non lo sapremo mai.

È stata solo una breve settimana quella da noi trascorsa in Sicilia ma credo che, se letta in chiave fantastica, o mitica, lascerà in tutti noi un ricordo destinato a durare nel tempo, proprio come durano nel tempo i miti che si rispettino.

Valerio Grigis
ANAG sezione di Melzo.

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