Come stanno i nostri Ghiacciai?

Pubblichiamo l'articolo del responsabile del Servizio Glaciologico del CAI Alto Adige Pietro Bruschi e del geologo Franco Secchieri in merito alla condizione attuale dei ghiacciai altoatesini

Vedretta di Malavalle, Alpi Breonie

I ghiacciai costituiscono un vero e proprio patrimonio per le nostre montagne, non solo per il fascino che esercitano, ma anche per essere delle preziose riserve d’acqua e per la sensibilità alle variazioni climatiche.
L’osservazione dei ghiacciai è dunque un’attività della massima importanza e viene effettuata dal Servizio Glaciologico del CAI Alto Adige, struttura fondata nel 1992 dal geologo Franco Secchieri e da Costantino Zanotelli, allora consigliere centrale del CAI, sostituito nel 2000 da Pietro Bruschi, con il compito di tenere sotto controllo i principali ghiacciai altoatesini.

L’attività di monitoraggio consiste nell’effettuare le misure delle variazioni della fronte del ghiacciaio, completate dalle fotografie e da osservazioni generali delle condizioni del ghiacciaio. In questo modo è possibile una valutazione qualitativa e quantitativa delle variazioni che interessano la fronte dei ghiacciai anno dopo anno, valutare sostanzialmente quello che è il bilancio glaciologico di una vasta area geografica.
Gli operatori volontari, appartenenti al CAI, devono avere buone capacità alpinistiche oltre che tecniche, in quanto l’accesso alle fronti dei ghiacciai risulta sempre più difficoltoso, oltre che rischioso, per la situazione caotica lasciata dal ghiaccio durante il suo ritiro, per la presenza di una grande quantità di materiale detritico e di masse instabili di “ghiaccio morto”, nonché per le considerevoli portate dei torrenti glaciali che costituiscono un ostacolo al guado e alla perlustrazione dell’area proglaciale.

A completamento ed integrazione dei sopralluoghi terrestri assume notevole importanza il rilievo aereo, con esecuzione di foto stereo prospettiche, dalle quali ricavare una veloce e significativa immagine delle condizioni degli apparati.
Nell’ultima Campagna glaciologica del 2013 sono stati raccolti dati per 35 ghiacciai, selezionati tra quelli più significativi dell’Alto Adige, variamente distribuiti sul territorio provinciale in modo da avere un quadro ampiamente descrittivo del glacialismo dell’intera area.
Il dato più significativo emerso riguarda l’accertata minore riduzione delle masse gelate, con una tendenza opposta a quella verificatasi negli ultimi anni, quanto meno dopo il freddo e nevoso 2001.
Si è potuto constatare una situazione sufficientemente favorevole nei bacini di accumulo dove, alla fine della stagione di ablazione, è rimasto un esteso manto nevoso residuo, una situazione cui hanno contribuito anche le nevicate tardo estive – autunnali che, se pure non consistenti, hanno fermato la forte ablazione glaciale.

D’altro canto però, sono stati rilevati fenomeni indicativi della continua riduzione complessiva delle lingue e dell’arretramento delle fronti, che in alcuni casi ha raggiunto anche punte di 50 metri, Ancora si sono riscontrati aumenti localizzati di accumuli detritici causati dalle frane dovute alla progressiva deglaciazione di pareti e canaloni. Un ulteriore fenomeno negativo osservato è stato l’aumento di crepacci e seracchi ed, in alcuni apparati, la comparsa di ampie finestre rocciose, con il conseguente distacco di consistenti parti di ghiaccio, destinate ad estinguersi nel tempo. L’esempio più emblematico è stato fornito dalla Vedretta Alta (Hohen Ferner) nell’ alta Val Martello, ghiacciaio sottoposto a monitoraggio da quasi un secolo, dove l’intero settore frontale, ormai completamente isolatosi, ha dato luogo alla formazione di una massa di ghiaccio cosidetto “morto”, non più alimentato e pertanto destinato ad una rapida estinzione.

L’andamento meteorologico stagionale dell’inverno 2012 – 2013 è stato caratterizzato da consistenti precipitazioni nevose, protrattesi anche oltre il mese di giugno, con un’alternanza di periodi freddi seguiti da fasi miti con temperature elevate e oltre la media.
Dopo una primavera meteorologica ( marzo, aprile, maggio) più fredda del normale, si sono registrate ondate di caldo, intervallate da irruzioni di aria fredda che hanno portato nevicate fino ai fondo valle più elevati.
In conclusione, la Campagna glaciologica 2012/2013 svolta dal SGAA ha fornito risultati interessanti di valutazione complessiva del glacialismo, rilevando buone condizioni di salute per i bacini più elevati, ma negative nelle fasce altimetriche meno elevate, sicuramente in linea con il generalizzato andamento negativo delle annate precedenti.
Sulla base dell’esperienza della passata stagione, tenuto conto delle eccezionali precipitazioni nevose di quest’anno (inverno 2013/2014), con consistenti coperture nevose presenti attualmente ancora nel mese di maggio, è possibile ipotizzare che anche la prossima stagione avrà un andamento positivo per i nostri ghiacciai.

Troppo presto comunque per affermare un decisivo e consistente miglioramento futuro dei nostri ghiacciai: è innegabile che la principale causa del deficit di bilancio complessivo sia imputabile ad un aumento generalizzato delle temperature globali, dato di fatto ormai ufficialmente riconosciuto, che ha portato ad una ablazione estiva particolarmente consistente.
Va infatti ricordato come sia sufficiente una sola settimana di caldo intenso, anche a quote elevate, per sciogliere l’equivalente della neve caduta in un mese invernale.
Va ricordato infine come la documentazione raccolta venga inserita nell’ archivio dell’Ufficio Idrografico della Provincia di Bolzano, nel catasto del Comitato Glaciologico Italiano e nelle riviste scientifiche internazionali.

Il responsabile del Servizio Glaciologico CAI Alto Adige
Pietro Bruschi

Il coordinatore scientifico
Geol. Franco Secchieri

 

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