Ci ha lasciato Flaminio Benetti: "uomo schivo, ma determinato nell’affermazione dei principi in cui fermamente credeva"

Nel CAI ha ricoperto le cariche di Presidente della Sezione Valtellinese e Consigliere Centrale. Impegnato nella manutenzione dei rifugi e nelle tematiche ambientali (contrasto a eliski e a mezzi motorizzati sui sentieri).

Flaminio Benetti

28 novembre 2018 - L’altro giorno è scomparso Flaminio Benedetti, uomo molto caro al CAI, di cui è stato consigliere centrale, e in particolare alla Sezione Valtellinese della quale è stato presidente.
Di seguito alcune righe di commiato arrivate alla nostra redazione dal sondriese Angelo Schena (attualmente Presidente della Commissione Centrale Cinematografia e Cineteca) e dall’attuale Presidente della Sezione Valtellinese, Paolo Camanni.

Se n’è andato all’improvviso, a Livigno, in un’algida giornata d’autunno, lasciando tutti attoniti, ammutoliti da una notizia che ci ha colto di sorpresa, inaspettata.
Figlio del pittore Livio Benetti e nipote dell’onorevole Piccoli, dal quale aveva preso il nome, Flaminio era nato l’8 aprile del 1941, si era laureato in ingegneria civile al Politecnico di Milano e svolgeva la libera professione, che continuava a praticare nonostante fosse in pensione, ed a Livigno si trovava per lavoro, per una perizia su incarico del Tribunale di Sondrio.
La sua passione civile, il suo darsi agli altri nel puro spirito di servizio, lo aveva portato ad interessarsi di politica ed era stato così Presidente della Comunità Montana Unica della Valtellina e Sindaco di Sondrio dal 1990 al 1994, in una situazione difficile per gli equilibri instabili della sua maggioranza, ma era riuscito, comunque, a svolgere un’attività amministrativa positiva, con ottimi risultati.
Lo spirito del servire lo aveva indotto ad entrate nel Lions Club Sondrio Host, divenendone Presidente nel 1987/1988 e dedicandosi con tutte le energie agli scambi giovanili, acquisendo fama internazionale per la sua responsabilità a livello del Distretto dell’Alta Lombardia, riuscendo a portare ogni anno in Valtellina una decina di ragazzi provenienti dai paesi di tutti continenti e a mandarne altrettanti in giro per il mondo.
La sua passione più grande era però la montagna ed era, ben presto, entrato nella grande famiglia del Club Alpino Italiano, ricoprendo incarichi di prestigio sia a livello locale che nazionale: Presidente dello SCI CAI, è stato consigliere della Sezione Valtellinese del CAI di Sondrio, per divenirne Presidente dal 2011 al 2017, dopo aver ricoperto per due mandati, dal 2004 al 2010, la carica di Consigliere Centrale.
Attratto dalla bellezza dei minerali, specie della Valmalenco, si era formato, col tempo, una sua piccola collezione, ricca di quarzi, aragoniti, cristalli di demantoidi, e ha scritto interessantissime pagine in argomento sull’Annuario Sezionale.
In ogni attività si impegnava a fondo, sempre disponibile a lavorare disinteressatamente per il CAI, specie per la cura e la manutenzione dei numerosi rifugi e bivacchi della Sezione, mettendo a disposizione la sua competenza professionale per il bene del patrimonio del CAI.
Sensibile alle tematiche ambientali, ha svolto con passione le sue “battaglie” per la difesa delle acque valtellinesi, per l’attuazione del “contratto di fiume”, per contrastare i fenomeni degenerativi dell’eliski e dell’uso sconsiderato delle motoslitte e delle moto da trial sui sentieri delle nostre montagne.
Mirabili le relazioni annuali sull’attività della Sezione Valtellinese durante la sua presidenza, che erano sempre precedute da profonde riflessioni sui principi fondanti del Club Alpino Italiano, per stimolare l’amore verso le Terre Alte, la loro tutela, la loro preservazione per poterle riconsegnare  belle ed intatte alle future generazioni.
Uomo schivo, ma determinato nell’affermazione dei principi in cui fermamente credeva, lascia un grande vuoto nel mondo dell’alpinismo e, in generale, nella nostra comunità. Ci mancheranno i suoi preziosi consigli, i suoi stimoli per migliorare il nostro modo di approcciarci alle grandi problematiche del vivere in montagna.
Un grande uomo, poliedrico, con il quale ho percorso insieme un pezzo della mia vita e condiviso diversi momenti importanti di passione civile. Solo venerdì scorso mi trovavo con lui alla cerimonia di premiazione del Concorso letterario dedicato alla poesia intitolato a Renzo Sertoli Salis, organizzato dal Lions Club Sondrio Host e due giorni prima ero in Sezione per discutere con lui ed  altri su alcuni seri problemi legati al Rifugio Marinelli-Bombardieri ed in entrambe le occasioni aveva saputo distillare pillole di saggezza su tematiche così differenti, che il suo spirito libero, curioso, ricco di profonda cultura, sapeva affrontare con cognizione di causa e competenza.
Flaminio lascerà un segno indelebile in tutta la nostra comunità per aver scritto pagine importanti della storia della Valtellina.
Angelo Schena

L’improvvisa perdita di Flaminio ha colto impreparata tutta la Sezione Valtellinese di Sondrio, le Sezioni vicine, nonché i membri delle strutture centrali.
Tutti insieme ci stringiamo con sinceri messaggi di cordoglio alla sua numerosa Famiglia ed ai tanti Amici.
Uomo CAI a tutto tondo, oltre ad aver ricoperto le cariche più impegnative e delicate del Sodalizio, quali Presidente di Sezione – Consigliere nazionale – Delegato, non ha mai abbondonato la collaborazione per il buon nome del CAI, con la commissione rifugi di Sezione e da ultimo anche componente di redazione di “Salire”.
Stimato professionista, ma anche appassionato studioso di minerali – miceti – un naturalista - un geologo, che per diletto approfondiva le Montagne come pochi di noi sanno fare.
Insieme a lui, ultimamente, oltre a seguire la delicatissima manutenzione de nostri rifugi, stavamo studiando delle serate per rappresentare a tutti i Soci, che camminano e frequentano le nostre Montagne, di come sono nate e come sono fatte, per la consapevolezza della loro genesi, che moto spesso ignoriamo.
La sua delicata, forse un po’ schiva, ma ferma, risoluta, presenza sicuramente ci mancherà, anche se il segno del suo passaggio è e sarà indelebile.
Paolo Camanni

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