Chi deve stare al centro, l'uomo o la montagna? Il pensiero del CAI Manerbio

Riprendiamo l'interessante post pubblicato nella pagina Facebook della Sezione.

Di fronte a Grand Teton, Wyoming, U.S.A.

Il Club Alpino Italiano pone il quesito relativo a come pensare "il CAI di domani". Domanda di senso fondamentale che sancisce la abissale distanza concettuale fra il CAI e le altre Associazioni di amanti della Montagna (almeno il CAI si pone un quesito di contenuto).

Ma per poter addivenire ad un pensiero del domani è necessaria una idea a priori: quella che definisca la scelta fra una Montagna che sta al centro e tutto ruoti attorno ad essa oppure di continuare nella visione dell'antropocentrismo attuale. Da un'idea a priori si può costruire l'apparato concettuale per impostare un pensiero del futuro.

Io opto per una visione "montagnocentrica": già lo aveva anticipato Heidegger parlando del posto dell'Uomo nel mondo che non deve essere "un passare antropocentrico e ottuso accanto al mistero degli enti senza notarlo". Quindi bisogna tornare ad una diversa consapevolezza della montagna. Invece di proiettare le nostre rappresentazioni traducendo il non umano nell'umano, bisogna esercitare l'azione opposta e paradossale di riscrivere ciò che è umano in un terreno altro e diverso che ne segna i limiti.

CAI Manerbio

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