Canada, una valanga uccide i tirolesi Hansjörg Auer, David Lama e lo statunitense Jess Roskelley

I tre straordinari talenti di caratura mondiale stavano aprendo una via nuova sull’Howse Peak, nello Stato canadese dell’Alberta. A loro tutto il nostro affetto e tanti nostri ricordi.

David Lama

20 aprile 2019 - Un ennesimo lutto, per il mondo delle scalate. Una valanga ha travolto e ucciso tre straordinari talenti di caratura mondiale. I tirolesi Hansjörg Auer, David Lama e lo statunitense Jess Roskelley.  L’incidente è capitato martedì scorso, 16 aprile, sull’Howse Peak, nello Stato canadese dell’Alberta, dove la cordata stava aprendo una via nuova molto difficile di misto sulla parete est.

Poco più di 3200 metri, l’Howse Peak è la sommità più alta delle Waputik Mountains, un sottogruppo delle Rocky Mountains; s’innalza sul confine fra l’Alberta e la British Columbia ed è ben visibile percorrendo l’Icefields Parkway, la spettacolare arteria viaria che unisce Banff a Jaspers.

David Lama, classe 1990, nato Innsbruck da padre nepalese e madre austriaca, era uno dei più grandi nomi dell’alpinismo contemporaneo. Con un passato di strepitosi successi in tutte le specialità dell’arrampicata sportiva (tra l’altro aveva salito il suo primo 8a a 15 anni e il 9a nel 2015), a partire nel 2008, era gradualmente approdato alla scalata delle grandi pareti, portando a termine imprese di assoluta eccellenza. Nel gennaio 2012 aveva fatto parlare di sé per la prima salita in libera, con l’austriaco Peter Ortner, della via del compressore al Cerro Torre (via che solo pochi giorni prima era stata schiodata quasi del tutto da Hayden Kennedy e Jason Kruk). Poi erano arrivate altre incredibili ascensioni sulle Alpi e sulle grandi montagne del mondo, da Eternal Flame, sulla Trango Tower in Karakorum, alla solitaria sul Luang Rig (6907 m), al confine tra Nepl e Tibet

Hansjörg Auer, classe 1984, originario di Zams, nel distretto tirolese di Landeck, da ragazzino faceva le gare di arrampicata e aveva scoperto l’alpinismo tardi. Ma a ventitré anni, nell’aprile 2007, era riuscito a portare a termine l’incredibile solitaria in free solo della via attraverso il Pesce, sulla parete sud della Marmolada. Poi, anche per lui, si erano aperte nuove, incredibili prospettive, e grandi successi (in particolare ci piace ricordare la sua salita, con il fratello Matthias e con lo svizzero Simon Anthamatten, al Kunyang Chhish East, in Karakorum, fino a quel momento inviolato, nel luglio 2013.

Jess Roskelley, 36 anni, guida alpina, figlio di John (piolet d’or alla carriera nel 2014), nel 2003 era stato il più giovane statunitense a giungere in vetta all’Everest. Diventato guida in giovanissima età, aveva portato a termine brillanti salite in Canada e in Alaska, ma anche in Karakorum.
La scomparsa dei tre giovani alpinisti segna la fine di tanti sogni a cui ci aveva abituato l’alpinismo contemporaneo e a cui, probabilmente, molti di noi si erano forse addirittura assuefatti, perdendo un po’ il contatto con la realtà.

Oggi la tristezza, lo sgomento e il dolore ci ridanno in maniera durissima e severa la misura di quello che questi ragazzi erano riusciti a fare e dei limiti fisici e psicologici che avevano valicato. Ma ci costringono anche a fare i conti con la dimensione di finitezza che caratterizza pur sempre l’alpinismo. A David, Hansjörg e Jess dedichiamo tutto il nostro affetto e tanti nostri ricordi.

Red

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