Camminare con le riflessioni del Vescovo di Nuoro

Almeno 150 persone hnno camminato con il vescovo, sul capo il cappellino "Cai Accoglie" della Sezione di Nuoro, lungo le prima tappe del "Selvaggio Blu".

Il vescovo con il cappellino CAI Accoglie

19 agosto 2019 - Sfondo delle montagne d’oriente, in Sardegna. A legarle col berrettino CAI - Accoglie che Don Antonello, vescovo di Nuoro - Ogliastra, ha voluto sul capo. “Lo porterò anche in Terra Santa”, mi garantisce come presidente Cai. Per camminare insieme questa mattina di metà agosto, nel pieno della stagione vacanziera. Ha partecipato il Cai, non simbolicamente, ma con i passi del presidente della sezione di Nuoro.

Dal centro della cittadina costiera di Tortolì, verso la chiesa eretta per volontà della principessa di Navarra, nel basso medioevo. 150 persone alla luce dell’alba. Non ancora sole all’orizzonte. Don Antonello incoraggia con parole di speranza, come da giorni indica nella sua pastorale del turismo. Traccia la strada e quel berrettino bianco Cai richiama vette, asprezze di vita, orizzonti nuovi.

La cornice di monte Oro, sopra Baunei,  Bacu Orrolossi, Us Piggius e Punta Giradili, le prime tappe dure del “Selvaggio Blu” e la guglia di Preda Longa. Si erge maestosa dalle acque limpide di Goloritzè. Lunga la fila sugli spazi della vecchia ferrovia. Tanta storia ha fischiato su quelle rotaie mute. Quando da Arbatax  verso Cagliari la costanza di un treno portava uomini, merci, ricerca di mondi nuovi, giovani verso i fronti delle guerre d’Italia, tanti senza ritorno.

Quel treno consuma le ultime sfumature di grigio ruggine sul binario morto di un malinconico oblio. Come i resti e ruderi dei vecchi stabilimenti industriali della Cartiera. Cadenti e spezzati come i sogni di chi a loro lungo decenni si è aggrappato. Stelle cadute di stagioni consumate. L’alba dell’agosto sulle spiagge toccate consegna silenzi. Rimangono sulle coscienze dei camminatori le parole d’angoscia di un vescovo che sente su di sé la responsabilità di nuove generazioni giovanili sarde.

Di futuro incerto, di grida senza ascolto. Anche qui tra la costa e i monti dove fugace e fragile appare la stagione. Attraversiamo fiumi, persino luoghi occupati metro su metro da camper, caravan, tende, tutto con la percezione che in tanti stranieri hanno di un Isola di magie. Vedono passare questa lunga fila, silente e composta. Si pongono domande, alcuni si riassettano dal vestire da spiaggia e si pongono in coda. Curiosità e suggestioni. Sono orme di sabbia, ma restano impresse, dietro quel capellino bianco. Dopo tre ore ci accolgono le tre navate della chiesa di Santa Maria Navarrese. Storie e mondi lontani qui si sono incrociati. E la Torre Saracena, del ‘500,  lì a due passi, ancora simbolo di paure, o di aperture verso quel Mediterraneo che i Sardi forse non hanno mai amato. Oggi si cambia e il Cai c’è.

Matteo Marteddu
Presidente Cai Nuoro

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