Cai Perugia: competenza, passione e tanta energia

Bilancio positivo per i dieci giorni di festeggiamenti nel capoluogo umbro

Un momento delle celebrazioni

Tre secoli in dieci giorni per conoscere e riscoprire una storia collettiva letta attraverso il rapporto degli uomini con la montagna, da sempre metafora e simbolo di ogni sfida della vita. L'Umbria e Perugia raccolsero quella sfida, lanciata con la nascita del Cai nel 1863, fondando nel 1875 una delle prime Sezioni in Italia, oggi la quarta del centro-meridione-isole.

Dodici convegni e incontri, due giornate con quattro cori dall'Umbria e da Brescia, ventisette tra ospiti e relatori fino ad uno dei grandi alpinisti mondiali, Kurt Diemberger, una mostra con una stima di circa tremila visitatori. Cifre che si aggiungono a quelle di quota ottocento soci, scavalcata ancora una volta, proprio nei giorni di questo 150°.

Il Cai di Perugia si è presentato a questo appuntamento mettendo in fila il suo passato, raccogliendolo in un volume frutto di un paziente lavoro d'archivio e di una meticolosa restituzione che, per la prima volta, permette di conoscere questa storia straordinaria, dal 1875 ad oggi.

E la Sezione, invece che adagiarsi su tanta storia, dà segno della sua vivacità, oltre che con le duecento e più iniziative che organizza ogni anno, con risultati come la scoperta dei nuovi rami nella grotta del Monte Cucco. “Siamo stati superficiali, abbiamo cercato solo la profondità” è stato il commento di chi condusse l'impresa storica che mezzo secolo fa portò a toccare il fondo della grotta; un complesso tutt'oggi tra i più importanti ed estesi d'Europa che ora “allarga” la sua sezione  e invece di voltare pagina raddoppia il foglio.

La profondità, in questo caso non di cunicoli e abissi, si è toccata anche con le emozioni delle voci dei cori, tra le parole e le straordinarie musiche del Bivacco felice al Teatro Morlacchi, così come nel viaggio nel tempo al museo archeologico, tra amuleti e magie della collezione Giuseppe Bellucci, fondatore del Cai di Perugia, riscoprendo quei valori fondanti del Cai che sono la competenza, la curiosità e la passione. Sì, perché è stato l'amore della scoperta, guidato da scienza e cultura, a far muovere tanti uomini per ambienti difficili con il desiderio non di addomesticarli ma anzi con quello di conoscerli, fino al limite estremo della potenza della natura e a quello sempre sorprendente della resistenza umana.

Accanto agli uomini ci sono però i materiali, vera rivoluzione che alla fine del XX secolo ha cambiato tutte le regole del gioco. Da quell'alpinismo “da brividi” in cui bisognava scegliere “tra la flanella e la gloria”, sempre sul filo della morte, come si è detto ad Uomini e chiodi, guardando dalla prospettiva high tech di oggi si è passati a discipline in cui l'incidente è soprattutto legato all'errore umano.

Eppure c'è un limite oltre il quale non c'è materiale che possa dare sicurezza e non basta più nemmeno l'istinto: Kurt Diemberger ha parlato di “settimo senso”. Definizione che è anche il titolo del libro che raccoglie l'esperienza e le riflessioni di una vita, raccontato di fronte ad una sala gremita di sguardi all'insù, verso lo schermo, proiettati “in equilibrio tra la terra e il cielo”, rubando le parole a Lucia Rossi Scotti che così scriveva nel 1879 nella famosa lettera dal Vettore.

Insieme alle emozioni ci sono anche i “doveri”. Si è ribadito in questi giorni l'impegno del Soccorso alpino e speleologico, il nostro “angelo custode”, sempre pronto ad intervenire, in ogni condizione e in ogni momento. E si è ricordato anche il lavoro fatto per la sentieristica dei parchi regionali con il Cai Perugia impegnato nella segnatura e nella manutenzione del Parco del Trasimeno.

“La montagna unisce” è il motto del Cai e di questo 150°, e queste giornate hanno unito storie e persone che condividono la passione per la natura, per le vette, per gli abissi, per quel brivido che a molti fa esclamare: “ma chi ve lo fa fare?”. Una passione che è sempre frutto di collaborazione, in cui l'individualità di qualche prestazione ha però dietro un grande lavoro di molti perché il Cai è anche una sorta di “banca del tempo”: chi entra viene accompagnato in un percorso di formazione da istruttori e titolati che svolgono un lavoro di altissima competenza professionale in modo del tutto gratuito.

E chi poi diventa esperto, a sua volta, continua l'impegno. Un meccanismo tanto semplice nella filosofia per quanto sempre più complesso nella realizzazione, strapazzato da chi interpreta lo scambio a senso unico, come se comprasse un pacchetto divertimenti da un'agenzia.

Va allora ai centoquaranta direttori di gita, ai quasi cinquanta istruttori, ai soci che con il loro impegno quotidiano “mandano avanti” la Sezione il grazie dei tanti visitatori che, in questi giorni, con il viso stupito son rimasti a contemplare foto e materiali, chiedendo informazioni e spiegazioni.

Il Cai continuerà il suo viaggio, con competenza e passione, e Perugia dà appuntamento al 2025 per il 150°, questa volta della Sezione, tra dodici anni e almeno altre duemila iniziative con gli scarponi, con la bici, con gli sci, sulle corde, con i bastoncini e, sempre, sempre con tanta energia.

Nicola Biancucci

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