CAI Ovada: in grotta con i ragazzi delle superiori

Trasferta toscana per i ragazzi di prima e seconda dell'Istituto Barletti il 19 aprile 2017, dove hanno visitato l'Antro del Corchia e la miniera Argento vivo: un'esperienza insolita e suggetiva, che i ha sicuramente arricchiti.

I ragazzi protagonisti

15 maggio 2017 - Mercoledì 19 aprile 2017 alcune classi prime e seconde dell'Istituto superiore Barletti di Ovada (AL) si sono recate presso la località Levigliani di Stazzema, in provincia di Lucca, per visitare la grotta “Antro del Corchia” e la miniera “Argento Vivo”. Ad accompagnarli, oltre agli insegnanti, c’erano gli speleologi del CAI Sezione di Ovada (AL) Corrado Morchio e Thomas Abbati (Gruppo Speleologico “Anveria”); l’organizzazione dell’iniziativa è stata inoltre curata da Andrea Bruzzone, assente per motivi personali.

La partenza è avvenuta, tra gli sbadigli, dall'Istituto Barletti, di prima mattina, verso le sette.
Gli alunni sono arrivati a destinazione attorno alle undici, dopo aver percorso, in autostrada, quattro ore di viaggio. Qui i ragazzi, divisi in due gruppi, hanno dapprima visitato la parte turistica della suggestiva grotta che si snoda, per 1 km, tra stalattiti e stalagmiti.

La cavità naturale è divisa in più ambienti, scoperti in tempi successivi da esploratori inglesi e spagnoli.
Solo una parte di questa è attualmente visitabile dal pubblico, poiché una eccessiva frequentazione antropica causerebbe un rapido deterioramento del microclima ipogeo: anche una minima variazione di quest’ultimo potrebbe rovinare intere aree. Proprio per questo all'ingresso della grotta si trovano tre porte che dividono l'ambiente esterno da quello interno.
La parte visitabile è pari ad un chilometro che si conclude con un anello “naturale”, ovvero attrezzato senza l’ausilio di opere di disostruzione.

Verso l'ora di pranzo gli alunni si sono riuniti per una pausa ristoratrice, per poi ridividersi alla scoperta delle miniere di mercurio (argento vivo), tutti muniti di caschetti da minatore.
Nel piccolo cantiere, chiamato “Cava romana”, gli studenti hanno potuto osservare le attrezzature e le tecniche con cui si estraeva il minerale, tuttora visibile allo stato liquido, e lo si separava dal minerale grezzo e dalle sostanze di scarto. Tra queste una (cinabro) veniva riutilizzata per la creazione di pigmentazioni rosse.

Finita la visita i ragazzi sono saliti sul pullman del ritorno, sicuramente stanchi, ma anche arricchiti da un’esperienza insolita e suggestiva.

Andrea Bruzzone

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