CAI Nuoro, due giorni nel Selvaggio Blu

Weekend in montagna per il gruppo alpinistico sezionale per approfondire le conoscenze dell'area, promuovere la solidarietà con pernottamento in bivacco e rileggere itinerari storici che mantengono intatta la suggestione antica.

Un dettaglio del "Selvaggio blu"

28 settembre 2017 - Magie di colori autunnali invadono la piana del Golgo, nell’oriente di Sardegna. Teatro privilegiato delle escursione del Cai Nuoro. Attenzione  all’itinerario costiero “Selvaggio Blu” con le sue difficoltà tecnico ambientali. Obiettivo: approfondirne le conoscenze, come recita il manifesto del Gruppo Escursionistico “Massino Betocchi”, promuovere la solidarietà con pernottamento in bivacco, “rileggere” itinerari storici che mantengono intatta la suggestione antica.

E si radica la collaborazione tra popolazione degli altipiani e del Supramonte di paesi costieri, verso spazi sempre più aperti, per un turismo sostenibile e rispettoso dei valori tra il mare e la montagna. Metà settembre e l’estate cala. Colori ancora forti tra i rocciai del calcare degradante verso i torrioni tra capo di Monte santo e Cala Luna. Direttori della due giorni: Marino Bussu, Salvatore Cambedda, Peppino Cicalò, Pietro Soru, Carlo Melis. Oltre al gruppo alpinistico, presenti soci del gruppo escursionistico e titolati della Sezione di Nuoro. Col primo sole che supera le falesie, la comitiva supera località Piredda e imbocca la carrareccia verso “S’arcu’e Su Tasaru” e qui incrocia il ”Selavaggio Blu”. Lungo il sentiero si manifesta l’ovile di serra Lattone. Architetture che sfidano il tempo. Luogo di fatiche per i caprai che animavano per secoli l’economia pastorale di Baunei.

Interventi recenti di manutenzione non ne hanno alterato la forza espressiva delle sue linee, sorrette da tronchi di ginepro che narrano intatti di biografie che qui consumavano la propria esistenza. Antropologia lineare tra lavoro e rispetto della natura selvaggia. Non può esserci oblio per questo spaccato di storia antica e attuale. Dalla cresta di Serra Lattone, segnata dalle tracce del passaggio delle capre, al belvedere che spalanca lo sguardo verso il Golfo di Orosei, Ispuligi de nie (pulci di neve), Cala Mariolu, e i tratti successivi del “Selvaggio Blu”. Calpestando la discesa ghiaiosa, gli escursionisti si affacciano a Punta Mudaloru, dove ancorano la corda doppia per le singole calate. Il mare blu intenso fa da straordinaria cornice. Tra sottili cenge rocciose e canaloni detritici gli escursionisti entrano nel bosco di Urele e con semplici passaggi di arrampicata (I e II grado) su costone roccioso, raggiungono la “porta di Urele” per la località Ololbitzi.

Da qui, nel secondo giorno, la comitiva si muove per Bacu Padente, seguendo e intersecando il sentiero del “Selvaggio Blu”. Calate di venti metri in corda doppia, sino alla sommità della Grotta del Fico. Sostano ondulanti i barconi. Carichi di quel turismo col naso all’in sù che si pone tante domande su questi luoghi che paiono scolpiti da ignota mano d’artista.

“La due giorni escursionistica, raccontano i direttori, si è svolta in piena sicurezza, temperatura mite nell’aspra macchia mediterranea, tra ginepri contorti e candidi calcarei. Il mare della costa come tavolozza cromatica, il cielo sopra Bacu su Feilau, attraversato dai voli acrobatici del falco pellegrino. Padronanza degli strumenti - concludono i direttori - capacità motoria, calate e arrampicate hanno dimostrato le abilità dei partecipanti al progetto di sensibilizzazione alpinistica organizzato dal gruppo Massimo Betocchi”.

Matteo Marteddu
Responsabile comunicazione CAI Nuoro

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