CAI Liguria: frequentazione libera delle vie di arrampicata del Finalese, ma rispettando ambiente e normative

Dopo gli articoli degli ultimi giorni il presidente Carravieri si schiera con la Sezione di Finale: "meglio privilegiare l'utilizzo una delle 4000 vie di arrampicata presenti, senza abbandonare rifiuti ed evitando zone con fauna protetta".

Fonte foto: guidefinale.com

8 maggio 2018 - In merito a diversi articoli e dichiarazioni apparsi nei giorni scorsi su alcuni giornali nazionali e sui social, relativi all'opportunità o meno di continuare ad aprire e chiodare nuove vie di arrampicata nel Finalese, è doveroso che il CAI Liguria esprima il suo parere in merito, senza con questo voler aumentare la polemica, ma al contrario cercare di esprimere un punto di vista sopra le parti, lontano da ogni interesse personale eventualmente in gioco.

Il CAI Regione Liguria:
- esprime la propria contrarietà ad ogni limitazione all’andare in montagna, salvo l’obbligo di rispetto di ogni normativa nazionale, regionale o locale

- conferma il proprio appoggio alla posizione espressa dal Presidente del CAI Finale Ligure Maurizio Palazzo, che ben conosce la realtà del Finalese e la fragilità del territorio limitrofo. Tale posizione era già stata presentata a Finale l’8 aprile scorso nel corso dell’Assemblea regionale dei delegati CAI.

- chiarisce i punti fermi del proprio pensiero, ove qualche lettore disattento avesse travisato il senso della proposta, in linea con i principi e i suggerimenti comportamentali inclusi nel Bidecalogo CAI, approvati il 26 maggio 2013 nell’Assemblea nazionale dei Delegati CAI di Torino e precisamente:
1) rispettare l’ambiente in generale, e montano in particolare, con impegno di ogni frequentatore a non abbandonare qualsivoglia tipo di rifiuto sui sentieri, ai piedi e in prossimità degli attacchi alle vie di arrampicata (“arrampicare nel pulito”);
2) evitare ogni taglio di percorso o scorciatoia, ove esista un sentiero principale tracciato e segnalato;
3) privilegiare la scelta di utilizzare una delle 4000 vie di arrampicata esistenti nel Finalese, eventualmente richiodando o ripulendo e rendendo percorribili in sicurezza gli antichi tracciati (le prime vie “classiche” oggi in parte o in toto abbandonate );
4) evitare, per quanto possibile, di aprire nuove vie nelle poche zone ancora prive di percorsi verticali o in presenza di flora o fauna oggetto di conclamata protezione ambientale.

Si tratta in sostanza di difendere e proteggere, se ancora possibile, un’area ligure bellissima ma fragile e di affermare una cultura del territorio in opposizione a chi propone e attua consciamente o inconsciamente in maniera indiscriminata un consumo della montagna solo per il proprio tornaconto, banalizzando e semplificando le peculiarità antropiche e naturali.

Gianni Carravieri
Presidente CAI Liguria

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