CAI La Spezia in Abruzzo: un viaggio nella bellezza

Nel mese di giugno la sezione della Spezia del CAI è andata in Abruzzo a visitare le zone colpite dal terremoto del Centro Italia, ma dal fascino ancora intatto

Il massiccio del Gran Sasso

31 luglio 2017 - Un viaggio nella bellezza, nella cultura, ma anche nella solidarietà. Con questo spirito il CAI della Spezia è andato in Abruzzo, a visitare luoghi feriti dal terremoto, ma dal fascino intatto.

"Nel mese di giugno - scrive Laila Ciardelli, Presidente CAI della Spezia, responsabile gruppo TAM Liguria - abbiamo percorso itinerari ricchi di fascino, storia e fioriture inimmaginabili, nella zona di Campo Imperatore ai piedi del Corno Grande, simbolo per eccellenza del nostro Appennino Centrale. Il silenzio che avvolge il centro storico di Assergi, sede del parco nazionale del Gran Sasso. L'imponenza di Roccacalascio, fortificazione medievale che domina valli punteggiate dalle macchie di colore dei fiori e delle coltivazioni. Borghi come Casteldelmonte e Santo Stefano di Sessanio, nei quali la rinascita passa attraverso lo sviluppo di un'economia circolare che abbina salvaguardia del passato, prodotti tipici e turismo. La vastità e i silenzi di Campo Imperatore, un tempo brulicanti di mandrie e pastori, che ora potrebbe diventare una formidabile piattaforma escursionistica. Una catena montuosa, quella del Gran Sasso, in grado di soddisfare tutte le esigenze, dal trekking allo scialpinismo dalle vie ferrate all'arrampicata. E poi le strade del centro dell'Aquila, dove fra i cantieri fanno capolino nuove attività economiche. E le tradizioni e i sapori di Tagliacozzo e della Marsica. Nel suo insieme un territorio straordinario, che, grazie alla disponibilità del CAI dell'Aquila, abbiamo potuto conoscere nelle sue tante dimensioni e sfaccettature. Come ci ha raccontato Gaetano, presidente del gruppo regionale abruzzese, che è stato il punto di riferimento principale della nostra visita. Come ci ha raccontato Mario, socio della sezione aquilana, ma ancor di più come ce lo ha rappresentato plasticamente quando ci ha accompagnato sul Monte Aquila, un andare per monti "come si faceva una volta":  attrezzatura essenziale, abbigliamento scuro, scarponi nobili e datati, cappello di paglia, naso aquilino e occhi azzurri.
Là sul Monte Aquila è iniziato il suo racconto...
Settembre, andiamo, è tempo di migrare. Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare: scendono all'Adriatico selvaggio che verde è come i pascoli dei monti...
In questo modo, sentendoci partecipi del territorio e della sua storia, il processo di identificazione si è compiuto, come sempre accade nel nostro andare".

Comunicato CAI La Spezia

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