Mario Panzeri in partenza per il Talung con Daniele Bernasconi e Giampaolo Corona

La partenza è prevista il prossimo 31 marzo, il rientro ai primi di giugno

Mario Panzeri (ph: montagna.tv)

Traccerà una nuova via sull'Himalaya insieme a due compagni di spedizione. Guida alpina dal 1987 e appassionato di alpinismo da sempre, Mario Panzeri partirà il prossimo 31 marzo alla volta del Nepal, dove tenterà di tracciare una nuova via sul Kangchenjunga, caratterizzata da un'elevata difficoltà tecnica, con pendenze forti su roccia e tratti di misto.

«E' senza dubbio una bella sfida - dichiara il mandellese, reduce dalla scalata di tutti i quattordici 8mila della Terra senza l'ausilio di ossigeno supplementare - Ho notato questa vetta durante una spedizione sul gruppo himalayano, quando mi sono trovato di fronte lo spigolo bellissimo del Talung. Una volta rientrato in Italia, mi sono informato su questo versante inviolato: il mio sogno è quello di riuscire a scalarlo e spero davvero di realizzarlo».

Nonostante le difficoltà, dovute ai primi 400 metri di roccia verticale e poi un misto di roccia e ghiaccio, il mandellese è deciso a tentare. «Sarò in ottima compagnia - prosegue - Alla volta della parete Nord Ovest, con me partiranno Davide Bernasconi, guida alpina e Ragno di Lecco, e Giampaolo Corona, soccorritore alpino del Trentino Alto Adige. Per me, quello con il Talung è stato un colpo di fulmine e, da allora, mi sono ripromesso di tornare in Nepal per conquistare anche quella vetta. Così, ho coinvolto i miei due compagni di spedizione e ce la metteremo tutta per portare a casa questa nuova impresa».

Tra il Nepal e l'India, dove si innalza il picco obiettivo del trio, Panzeri resterà per più di due mesi. «Solo per raggiungere il campo base ci vorranno quindici giorni - spiega - Per questo, il biglietto di ritorno è stato programmato per il 2 giugno».

Nel frattempo, a Rongio, dove vive, oltre ad allenarsi, Panzeri porta avanti la professione di artigiano con la sua ditta, che si occupa del consolidamento montano e delle pareti rocciose. Anche sul lavoro, il mandellese proietta dunque quella profonda passione per la montagna, che lo ha portato, negli anni, a compiere numerose spedizioni internazionali.

Oltre alle esperienze himalayane, ha scalato nel 1985 lo spigolo nord-ovest dell'Ama Dablam in Nepal, ha aperto una nuova via sull'Aiguille Poincenot in Sud America e scalato il Huascaran. Nel 2004, poi, ha partecipato alla spedizione «K2 2004 - Cinquant'anni dopo», organizzata da Agostino Da Polenza per celebrare i cinquant'anni dal primo raggiungimento della vetta del K2, opera di una missione italiana.

Fino alla conquista del Daulaghiri, 8.167 metri, ultima tra le 14 vette più alte del mondo ad essere raggiunta dal mandellese il 17 maggio 2012. Con quell'ultimo successo, il 49enne lariano è il quarto italiano, dopo
Reinhold Messner, Silvio Mondinelli e Abele Blanc, a salire tutte le montagne più alte della Terra senza l'uso di ossigeno supplementare, dimostrando una tenacia e una resistenza senza pari.

Fonte: Il Giornale di Lecco

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