Antichissima Bismantova

La mostra dedicata ai reperti archeologici rinvenuti nel corso degli anni a Campo Pianelli sarà ospitata nelle sale del palazzo Ducale di Castelnuovo e sarà aperta al pubblico a partire da aprile

Uno dei reperti archeologici

Il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano e il Comune di Castelnovo ne' Monti, in collaborazione con la Sovrintendenza ai Beni archeologici dell'Emilia Romagna e dei Musei Civici di Reggio Emilia, ha presentato a Castelnovo, durante un'affollata assemblea, un importante progetto culturale, la mostra "Antichissima Bismantova", dedicata ai reperti archeologici rinvenuti nel corso degli anni a Campo Pianelli e abitualmente custoditi all'interno di Musei Civici. L'esposizione, che sarà ospitata nelle sale di Palazzo Ducale proprio a Castelnovo, aprirà i battenti ad aprile e resterà aperta per sei mesi, fino a novembre. «Il valore della mostra "castelnovese" sulle antichissime culture di Bismantova è di assoluta evidenza – afferma il presidente del Parco Nazionale, Fausto Giovanelli - Lo è senz'altro per gli appassionati e gli esperti di archeologia, ma lo è altrettanto per i moltissimi cittadini, locali e non, che non hanno esperienza di questa affascinante disciplina e tuttavia "sentono" con forza il richiamo del luogo, del nome e dell'unità di paesaggio chiamata Bismantova. Per il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano - di cui Bismantova è parte a pieno titolo soltanto da pochi anni - questa mostra è un passaggio importante, perché mette a fuoco la profondità temporale, storica e antropologica dei valori di ambiente e cultura della Pietra.

La conservazione a lungo termine della Pietra di Bismantova come patrimonio nazionale italiano è affidata all'equilibrio dei diversi usi umani di ieri e di oggi e - ancor prima - alla conoscenza e alla consapevolezza di questa stratificazione di valori depositatisi in tempi geologici, preistorici, storici e moderni: geologia e archeologia, agricoltura e turismo, sport e cultura, letteratura e paesaggio, storia e spiritualità. Il Parco è chiamato a dare valore e continuità a questo patrimonio comune, per questo abbiamo intrapreso precorsi condivisi di rivalutazione dell'area agricola circostante cioè "la Bismantova"; di riscoperta del sentiero del Sasso Lungo e dell'anello intermedio; di rifacimento del Piazzale Dante e delle sue adiacenze come Porta del Parco, luogo di sosta, osservazione e conoscenza, non solo per auto, ma anche soprattutto per le persone e le famiglie; di realizzazione cartellonistica e arredi di punti info e centri visita con mappe e informazioni finalmente multi lingue. 

Una mostra che vuole essere anche uno strumento, che ci auguriamo vogliano cogliere i cittadini, le associazioni, le scuole, collaborando a creare eventi collegati ed opportunità di valorizziazione". Infine, grazie all'archeologo Iames Tirabassi è possibile ripercorrere a grandi linee le testimonianze che ricostruiscono la lunghissima storia della frequentazione umana su Bismantova: "Campo Pianelli era sicuramente un sito strategico, ai piedi della Pietra, che poteva essere un rifugio sicuro in caso di emergenza, ma in un punto dove c'era l'acqua, che sul pianoro sommitale non c'è. E' possibile che l'abitato collegato alla necropoli inizialmente contasse circa un centinaio di persone. Il primo insediamento, collegato agli oggetti più antichi rinvenuti, risale alla fine dell'età del rame (2500 Avanti Cristo) e nello specifico alla cosiddetta "Cultura del bicchiere campaniforme". Poi si nota l'esistenza di un villaggio più esteso nell'età del bronzo,(fino al 1200 A.C.), che perdura per almeno 3 secoli su buona parte del pianoro. Abbiamo rinvenuto tracce di capanne, delle quali una trovata anche negli scavi del 2012. Si tratta delle stesse popolazioni che costruivano le Terramare in pianura. Quando agli inizi del XII sec AC questa popolazione va in crisi, anche Campo Pianelli cessa di esistere come sito di sepoltura. Poi dopo un secolo – 150 anni, viene impiantata una nuova necropoli, di un abitato che non sappiamo dove sia, che presenta reperti fino al IV secolo AC. Si tratta di sepolture riconducibili alle civiltà Etrusca e Ligure, che non sono comunque ben definibili e sembrano il risultato di un intreccio tra queste due culture. Poi verso il IV secolo anche questo abitato si interrompe".

Fonte: parcoappennino.it

Segnala questo articolo su:


Torna indietro