Ambiente, pastorizia e geologia nel Parco Nazionale della Majella

Un socio CAI ci accompagna lungo un anello che parte da San Tommaso di Caramanico Terme: 12 km, con dilivello 390 metri, per godere i quadri panoramici sulla Maiella e Morrone, che quasi si toccano, e i borghi collinari.

Il rudere della torre di guardia

28 marzo 2019 - Questa volta ho scelto una escursione in un "ambiente fatato, sacro". Già il nome “Lucus, bosco sacro agli Dei” è la premessa per quello che si vedrà. Ancora il torrente Orta la fa da padrona. Si segue la SR487 da Scafa (PE) verso Caramanico Terme (PE).  Al cartello Salle, prendi la SP66, sino alla località di partenza, la frazione di San Tommaso di Caramanico Terme (485 m), seguendo le indicazioni del sentiero A2 del Parco Nazionale della Majella.

Una carrareccia in buono stato, conduce al Piano dei Luchi. La località era abitata e coltivata. Questo è testimoniato dalla presenza dei muri in pietra a secco e per gli ampi terrazzamenti. Le specie arboree e arbustive che danno vita al bosco, comprendono varie tipologie: pioppi, salici, roveri, biancospini e querce. C’era anche una fiorente pastorizia, esistono ancora i ricoveri dei pastori ricavati negli anfratti naturali delle rocce calcaree. Ne ho visitati alcuni e la mia riflessione è stata come hanno potuto alzare i muri perpendicolari con le rocce squadrate ed a secco. Ho visto una porta in legno socchiusa. La mia curiosità è stata di entrare e vedere cosa c’era. Un locale ampio riempito di balle di fieno.

Il Piano dei Luchi era anche una località di passaggio. Su un ampio torrione calcareo a terrazza, fu costruito fra l’anno 1006 e 1012 una torre di guardia, che dominava la valle del torrente Orta. La torre si trovava in un posto eccezionale, fra le pareti rocciose di Santa Lucia, dove sarebbero stati trovati resti di incisioni rupestri dell’età del bronzo. Per arrivarci c’è un piacevole passaggio in una gola stretta e ripida. Ora la torre è ridotta a rudere, con solo due pareti.

Camminando, si notano diversi torrioni calcarei monolitici, quasi esplosi dal terreno, torrioni alti più di trenta metri. La zona ha un interesse geologico primario per lo studio di questi torrioni, l’erosione del canyon e il terreno. Nel mentre osservavo queste ricercatezze, un cranio di cinghiale mi ha fermato, per la presenza di una zanna grande, certamente di un maschio adulto. Lo conferma la lunghezza, lo spessore e la curvatura. Qualche lupo lo ha divorato. Con meticolosità ho estratto la zanna, lunga circa quindici centimetri, a casa l’ho sbiancata e l’ho conservata in mezzo alla mia raccolta di fossili.

Proseguendo sul sentiero, si raggiunge un casolare, probabilmente un frantoio, ancora in buono stato. Qui c’è una indicazione per Musellaro a sinistra. C’era sino a due anni fa, anche l’indicazione per Le Marmitte dei Giganti (Rapide di Santa Lucia), un sentiero ripido, scivoloso e nel periodo primaverile impraticabile, per l’acqua alta del torrente e per una leggera patina di muschio. Il sentiero è stato chiuso per la morte di alcuni escursionisti scivolati sulla placca. 

Proseguiamo sul piacevole, sicuro e panoramico sentiero, accompagnati dal rumore del torrente. Visibile i resti del Ponte in Pietra di Luco, di origine romana.  Era l’unico passaggio sul fiume Orta che collegava i paesi della valle. Per attraversare il torrente, è stato costruito un piccolo ponte di servizio, utilizzato in passato perché c’era una centrale idroelettrica, ancora intatta, con paratie, motore, trasformatore. Oggi questo ponte è utilizzato dagli escursionisti.

Il sentiero diventa carrareccia ed attraversando un terreno, coltivato con gli olivi, un leggero rumore mi fa girare… un veloce capriolo mi taglia la strada. Impossibile fotografarlo. In poco tempo raggiungiamo la borgata di Sant’Antonio e quindi Musellaro (390 m). È un borgo fortificato, del comune di Bolognano, con 189 abitanti. Il significato originario, è “Mons Sillulus”, (monte selvoso), quasi uguale. Una veloce sosta per mangiare un panino e prendiamo la strada provinciale 66, per raggiungere, in quattro chilometri, Salle  (470 m) e 297 abitanti.

All’ingresso del borgo c’è la Fontana del Fascio, con il simbolo del regime e con la scritta “A XI” (è l’anno di costruzione della fontana, l'undicesimo del regime fascista). Ci siamo dissetati con l’acqua fresca di sorgente che anticamente abbeverava gli animali da pascolo. Un’altra attrazione di Salle è il ponte in muratura che attraversa il torrente Orta, a campata unica, dall’aspetto simile ad una parabola rovesciata, progettato dall’ingegnere Morandi nel 1956. È il più alto d'Europa, 104 metri. Anni fa si praticava uno sport “il bungee jumping”, (salto con l’elastico), dove le persone si lanciavano nel vuoto. Oggi il ponte è transennato con alte barriere, causa alcuni incidenti e non è più visibile il fondo.

Restano altri tre chilometri di strada, in leggera salita, per raggiunge il punto di partenza, la frazione di San Tommaso di Caramanico Terme. Prima di tornare a casa è obbligatorio visitare la chiesa di San Tommaso Apostolo, in stile romanico, costruita nei primi anni del XIII secolo. All'inizio fu dedicata a San Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury, assassinato nella sua cattedrale nel 1170. La Chiesa sarebbe sorta sul luogo dove precedentemente esisteva un antico tempio pagano, dedicato ad Ercole. Nella navata destra della chiesa, c’è una piccola colonna chiamata “colonna santa”. Si racconta che fosse una colonna dell’antico tempio pagano. Nella cripta della chiesa è presente un pozzo d’acqua sorgiva, necessario allo svolgimento degli antichi rituali rivolti al dio.

La scelta dell’anello, percorrendo diversi chilometri su strada asfaltata, è consigliata per godere i quadri panoramici sulla Maiella e Morrone, che quasi si toccano e i borghi collinari. Inoltre lo sguardo corre verso l’orizzonte.

· DIFFICOLTA´ E
· DISLIVELLO 390 m
· TEMPO PERCORRENZA 3 h 30 min. SENZA SOSTE
· Distanza 12 km

Le foto sono visualizzabili qui.

Luciano Pellegrini

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