Alto Adige, è allarme ghiacciai

A causa delle scarse nevicate invernali e ai lunghi periodi estivi di elevate temperature, non si era mai notata nei decenni precedenti una situazione così estrema di ritiro dei ghiacciai. Lo comunica il Servizio Glaciologico del CAI Alto Adige.

Il ghiacciao Malavalle oggi

11 ottobre 2016 - Questa annata meteorologica 2015 – 2016, giunta ormai al termine, si è rivelata particolarmente disastrosa per i ghiacciai dell’Alto Adige, così come anche per quelli dell’intero arco alpino.
A darne notizia è il Servizio Glaciologico del CAI Alto Adige (SGAA) attraverso il Generale Pietro Bruschi, coordinatore del Servizio ed il geologo Franco Secchieri, responsabile scientifico.

Ogni anno il SGAA svolge una campagna glaciologica che rileva lo stato dei principali apparati glaciali dei Gruppi montuosi della Provincia di Bolzano, dall’Ortles – Cevedale, alle Alpi Venoste, e fino alla Valle Aurina. Si tratta di una serie di osservazioni e rilievi eseguiti alla fine della stagione estiva quando, cioè, ha termine la fase di prevalente ablazione (scioglimento delle masse gelate) e comincia quella di accumulo (inverno), con la deposizione definitiva del manto nevoso.

Da queste indagini è possibile ricavare la dimensione del bilancio glaciologico regionale, che sostanzialmente fornisce l’idea di quanto le masse gelate siano aumentate o diminuite a seguito degli accumuli nevosi, da una parte, e della perdita dovuta allo scioglimento della neve, del nevato e del ghiaccio dall’altra. Una specie di calcolo tra le entrate e le uscite dell’acqua in forma solida (neve) ed in forma liquida.

Quest’anno le osservazioni fatte sia a terra dagli operatori del Servizio Glaciologico, sia dal cielo con appositi sorvoli aerei, hanno mostrato una situazione allarmante. Infatti le superfici dei ghiacciai, da quelli più grandi a quelli di dimensioni minori, hanno messo in evidenza forti perdite di massa. Una condizione, questa dovuta sia alle scarse nevicate invernali che, soprattutto, ai lunghi periodi estivi, caratterizzati da temperature molto elevate.

Come spiega il geologo Secchieri, che da decenni segue l’evoluzione dei ghiacciai alpini, in particolare quelli dolomitici e quelli dell’Alto Adige, non si era mai notata negli anni (e decenni) precedenti una situazione così estrema. Quello che si è potuto osservare è la stata la perdita completa del manto nevoso invernale anche alle quote più elevate, ma anche la fortissima riduzione del nevato degli anni precedenti, generato dalla compattazione della neve che si accumula nei bacini di alimentazione. Conseguente a questo fatto vi è la consistente perdita per fusione del ghiaccio sull’intero corpo glaciale e un ritiro sensibile delle fronti.

Una situazione che il coordinatore del Servizio Pietro Bruschi conferma sia dall’analisi delle foto aeree che da quella dei dati raccolti sul campo grazie al lavoro appassionato portato avanti dagli operatori volontari del Servizio Glaciologico, con la preziosa collaborazione dell’Ufficio Idrografico della Provincia di Bolzano. Una sicura indicazione, continua Bruschi, di come le condizioni climatiche stiano drasticamente cambiando.

Infatti è ormai dagli anni ’80 del secolo scorso che la tendenza al ritiro dei ghiacciai si va via via affermando con valori sempre più elevati, un fatto che non può che gettare un allarme per il futuro delle masse gelate presenti sulle nostre montagne. Prima evidente conseguenza, che tutti possiamo notare, è il mutamento sostanziale del paesaggio di alta quota. Specialmente per le più importanti vette come l’Ortles o il Cevedale: un esempio significativo a riguardo sono i ghiacciai della Val Martello, tra i più studiati e seguiti del territorio alto atesino, la cui riduzione sta procedendo in maniera molto veloce.

Ma non solo per quei ghiacciai è scattato il grido di allarme: vale la pena anche di ricordare i ghiacciai di Valle Lunga, di Predoi, e molti altri grandi masse gelate tra cui il Ghiacciaio di Malavalle (Val Ridanna), uno dei maggiori della Provincia.

L’osservazione glaciologica trova dunque una sua fondamentale motivazione proprio perché contribuisce a valutare alcuni aspetti sulle conseguenze del cambiamento climatico in atto.
Non è tuttavia quello paesaggistico, se pure il più evidente, il solo aspetto delle mutazioni globali che si stanno verificando per le dinamiche climatiche. Si pensi, ad esempio, all’acqua ed al suo ciclo, con i ghiacciai che stanno perdendo sempre più la loro importante funzione di volano, accumulando preziose riserve idriche nella stagione fredda per rilasciarle poi durante l’estate. 

Franco Secchieri                                                       
Coordinatore scientifico 

Pietro Bruschi
Responsabile SGAA

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