"Alina è tornata a pascolare il gregge di pecore e capre nel Parco della Majella"

Il racconto di un Socio CAI Chieti: "dopo l'incendio di gennaio che aveva distrutto la stalla e fatto strage di animali, ho aiutato i pastori Alina e Paolo in una breve transumanza che ha portato in quota 50 capre. La vita ricomincia".

La breve transumanza

6 giugno 2018 - All’alba del 20 gennaio 2018, i pastori Alina e Paolo hanno trovano il loro stazzo in Valle Giumentina bruciato (Parco Nazionale della Maiella). Tutto è terminato in un attimo… Una mano omicida, un fiammifero, probabilmente qualche liquido infiammabile e 150 fra pecore e capre, di cui centotrenta incinte e che dovevano partorire a breve, otto maiali e scrofe, trenta agnellini appena nati, un vitello…tutti morti. La mia speranza era stata che… la vita ricomincia!

Domenica 3 giugno (sono trascorsi circa 4 mesi e mezzo), circa cinquanta capre sono state trasferite da Abbateggio  nuovamente in valle Giumentina. Una breve “transumanza” di sette chilometri. Gli enti preposti hanno firmato l’autorizzazione per il pascolo. Io, l’amico zampognaro Settimio e Francesco, abbiamo aiutato Paolo ed Alina a fare questo spostamento. Non è stato semplice! Settimio ha trascurato la zampogna e ha accompagnato il gregge, “da apri pista”, tenendo stretto a sé con una corda, un maestoso e magnifico caprone, Giorgio, con il suo campanaccio.

Alina, in sella al Cavallo Furia, ha chiuso il gregge ed io cercavo di segnalare, richiamando l’attenzione di Alina con un fischio… “da pecoraio”, se qualche capretto si era attardato. Il problema è stato che le capre non sono abituate a camminare sull’asfalto e considerando la giornata calda e afosa, cercavano di andare sui prati lato strada. Non ho capito (perché mi trovavo alla fine del gregge), come Giorgio si è staccato da Settimio e si è “infrattato” nei cespugli. Alina mi ha chiesto di recuperarlo…per lei penso e sono sicuro che sarebbe stata una situazione semplice. Per raggiungerlo ho dovuto superare i rovi, l’erba alta ed un fosso, ma come mi avvicinavo, Giorgio si allontanava e così per circa mezz’ora. Stavo per rinunciare, ma ho visto un giovane al quale ho chiesto aiuto… puoi bloccare la capra? Lui ha spalancato le braccia, gli si è messo davanti, ma Giorgio ha cercato di … “dribblarlo”. Il giovane gli ha preso le corna, bloccandolo. Io, immediatamente ho afferrato la corda, ho fatto un nodo sicuro intorno al braccio e finalmente volevo raggiungere il gregge, che intanto aveva fatto tanta strada, ma… Giorgio, si è impuntato, non si muoveva. Con tutta la forza che avevo ho cercato di fargli capire che doveva muoversi… niente!  La soluzione è stata che insieme al giovane, ho legato Giorgio ad un palo. Ho telefonato al pastore Paolo, gli ho dato i riferimenti, così da poterlo recuperare.  Da solo, con l’aumentare della fatica, il caldo torrido, l’afa, senza acqua, finalmente ho raggiunto il gregge che si era fermato per abbeverarsi ad una fonte con acqua sorgiva.

Il riposo e il bere profondamente, ha reintegrato anche a noi la forza. Settimio ci ha allietato con il suono della zampogna ed Alina mi ha invitato a salire sulla cavalla, Furia. Non ero convinto, però ho voluto fare questa esperienza! Accompagnato da Alina, ho fatto un giro, ma all’improvviso… sono rimasto solo e con le briglie in mano. Non ero tranquillo, … e se mi disarciona? E se si mette a galoppare…? Alina volutamente ha voluto farmi provare questa soddisfazione e sono contento.

Il luogo dove bisognava montare la rete per il gregge distava poco dalla sorgente, quindi nuovamente in marcia e finalmente siamo arrivati. Il gregge si è subito riparato all’ombra di un carpino e noi ci siamo seduti su un gradino… qui c’è la stalla bruciata! Si respira ancora l’odore acre dell’incendio, non volevo andare a visitarla, poi l’ho fatto! L’erba alta, incolta, ha coperto il terreno, i muri e i tetti bruciati, un silenzio angosciato, come per rispettare la morte del gregge. Ma Alina era raggiante, motivata, in piena forma… era tornata sul luogo della morte, ora non piangeva, ma voleva immediatamente ricominciare la sua vita. Ci ha offerto una merenda… fatta in casa: pizza di pane e formaggio caprino. Come bevanda io ho preferito l’acqua fresca sorgiva.

Le capre si erano allontanate, anch’esse avevano fame! Brucavano l’erba umida, gustosa, con tante varietà profumate, in abbondanza! Erano felici. Abbiamo aiutato Paolo a scaricare il materiale per sistemare lo stazzo e Settimio, prima di salutarci, ci ha allietato con un altro brano accompagnato con la zampogna.

Siamo tornati ad Abbateggio… ma Paolo ci ha accompagnati con il suo mezzo, sarebbe stato faticoso tornare a piedi! Altri sette chilometri, 300 metri di dislivello con il clima rovente. Fra alcuni giorni alle capre si uniranno anche le pecore… intanto sono nati circa una decina di capretti e un paio sono stati trasportati con la macchina perché non si reggevano in piedi. Alina sta allevando anche cinque cuccioli di cane, un incrocio fra pastore abruzzese e Labrador nero che sono indispensabili per proteggere il gregge. Torneremo fra poco per assistere alla mungitura ed alla preparazione del formaggio caprino e della ricotta. Auguri e… speriamo bene!

Per cronaca, Alina dormirà insieme al gregge. Dove? In macchina! Non ha soldi per acquistare una roulotte, una scelta più dignitosa, perché ha una brandina, un tavolo, un servizio igienico e se piove o tira vento può ripararsi. Sino a fine ottobre dormirà sotto le stelle, in una vettura!

Le foto sono visualizzabili qui.

Luciano Pellegrini

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