Alex Cittadella: "Spero nasca una percezione diversa della vita"

Tra i libri che possiamo riscoprire in questi giorni c'è: "Breve storia delle Alpi tra clima e meteorologia". Una ricerca molto attuale che indaga il rapporto tra le comunità montane e ambiente

29 aprile 2020 - Durante questi giorni di quarantena, tra i libri che possiamo rileggere c’è il lavoro del ricercatore Alex Cittadella: “Breve storia delle Alpi tra clima e meteorologia”. Un’opera edita dal Cai e da Franco Angeli per la collana “Saggi sulla montagna”. Il libro indaga i rapporti tra evoluzione del clima, meteorologia e insediamenti umani nell’arco alpino. Uno studio storico che partendo dal Medioevo si spinge fino al Novecento. Uno studio dunque di grande attualità come spiega l’autore:

“È un argomento molto attuale e lo sarà ancora nei prossimi decenni. Mette in connessione la dimensione umana con aspetti ambientali. In particolare si concentra sulle Alpi che sono importantissime anche dal punto di vista internazionale”.

Il clima come ha influenzato le comunità alpine?

“Tantissimo. Ha influenzato le coltivazioni. Influenzava i trasporti e le comunicazioni che potevano subire restrizioni o ampliamenti a seconda dei cambiamenti climatici. Basta pensare all’apertura o chiusura dei passi durante l’anno che poteva avere conseguenze per lo sviluppo degli insediamenti in una vallata”.

Quando lo scorso anno ha vinto il premio speciale Dolomiti UNESCO a Leggimontagna, tra le motivazioni si leggeva: “L’estrazione umanistica dell’autore porta a considerare anche aspetti, come quello pittorico, che spesso sono trascurati e a dare un’occhiata particolare alle Alpi orientali che solitamente appaiono trascurate rispetto a quelle occidentali”. Quanto è importante nella costruzione della conoscenza, saper recuperare uno sguardo che sappia tenere uniti l’universo umanistico e quello scientifico, anche in un mondo dominato dalle specializzazioni?

“È fondamentale unire la dimensione scientifica e quella umanistica. Non sono in contrasto, ma si arricchiscono a vicenda. Il nostro rapporto con l’ambiente e il clima è soggettivo. Il modo in cui il dato scientifico influenza le nostre azioni è personale, soggettivo, bisogna dunque, per comprenderlo, recuperare la dimensione umanistica, culturale e sociale”.

In particolare lei ha guardato alla dimensione pittorica…

“Un interesse nato dalla mia passione per l’arte. Mi sono reso conto che gli studiosi spesso danno poca importanza allo sfondo e ai paesaggi montani nei quadri. Ho deciso così di studiare l’ambiente anche attraverso la sua descrizione artistica”.

Perché le Alpi orientali sono state trascurate e cosa l’ha spinta ad uno sguardo più attento ad esse?

“La maggior parte degli studi sulle Alpi sono stati fatti nella zona centro-occidentale. Per ragioni storiche. Anche per la connessione con la città di Ginevra e la sua storia scientifica. Io sono nato in provincia di Udine e fin dai primi passi ho sviluppato un naturale interesse per questi monti che mi circondavano. Che sono risultati essere altrettanto importanti e affascinanti anche dal punto di vista scientifico come emerso negli ultimi anni. Di certo per conoscere l’ambiente alpino non si può guardare solo alle Alpi occidentali”.

È interessante che nel Seicento, mentre Galileo punta il cannocchiale verso la luna, si inizia a guardare con occhi diversi anche alle Alpi. Anche questo è parte della rivoluzione scientifica di quel secolo?

“Cambia l’approccio alle Alpi. E la rivoluzione scientifica ha inciso sulla nascita di questo sguardo. Prima ci si interessava solo alla parte sfruttabile economicamente. Cioè l’interesse degli uomini non si arrampicava oltre l’altitudine dei pascoli. È nel cinquecento e in maggior misura nel Seicento che nasce un nuovo interesse anche per le zone superiori”.

Cosa cambia nei secoli successivi?

“Il Settecento porta sulle Alpi la cultura illuminista e scientifica. Nasce la meteorologia. Poi nell’Ottocento la climatologia. Inoltre arriva lo sfruttamento minerario, che genera interesse nei confronti della montagna. Si sviluppano i centri termali. Per non parlare infine del turismo di massa negli ultimi secoli. Quindi almeno alcuni settori alpini vedono crescere l’interesse nei loro confronti”.

Oggi però non c’è solo l’aspetto dell’osservazione e dell’approfondimento. A questo si lega l’azione, che dovrebbe prendere spunto dalle rilevazioni scientifiche per cambiare la rotta sulla quale si dirige l’umanità e frenare i cambiamenti climatici?

“Le Alpi sono un osservatorio privilegiato per studiare scientificamente il cambiamento climatico. In questo ambiente è tutto molto più amplificato e le trasformazioni sono visibili ad occhio nudo. Qui si possono cercare delle risposte efficaci per bloccare questo cambiamento”.

Ha detto il presidente generale del Cai Vincenzo Torti a proposito di questo libro: “Il Club alpino italiano è orgoglioso di presentare questo volume, nella speranza di contribuire, almeno in piccola parte, a quella consapevolezza necessaria affinché il nostro futuro sia orientato nella migliore direzione”. Crede di aver contribuito a una sfida così importante con il suo lavoro?

“Guardare alla storia delle Alpi e del clima sulle Alpi è un modo per rendersi più coscienti delle trasformazioni e delle conseguenze che vive questo ambiente. Quindi la lettura e lo studio storico possono aiutarci a stimolare delle riflessioni su questo”.

L’epidemia e le misure prese crede possano indurci a comportamenti più virtuosi?

“Lo spero. Spero che ci sia una percezione diversa. Che si capisca che alcuni aspetti della nostra vita possono essere modificati, magari non in questa maniera drastica. Spero però che ci sia una percezione diversa della vita. Possiamo per esempio riflettere su come cambiare il nostro quotidiano singolarmente”.

Facciamo un invito ai soci ad essere rispettosi delle regole imposte dall’emergenza e magari invitarli a usare questo tempo per leggere di più?

“Certo. Abbiamo molto tempo per leggere, informarci e riflettere. E magari potremmo usare questo tempo per immaginare un modo più rispettoso di vivere l’ambiente stesso”.
 

Guarda il video:  https://www.youtube.com/watch?v=yRhehu0TU7Y


Valerio Castrignano
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