Al via la Rete escursionistica sarda

Il presidente del Cai Nuoro ci accompagna alla scoperta della nuova segnaletica lungo i sentieri intorno Supramonte

2 settembre 2019 - Prende piede la RES, Rete Escursionistica Sarda. Il CAI, per i suoi programmi, ne segue le tracce alla ricerca di nuove sfide. Prende corpo, anzi prende piede la RES, Rete Escursionistica Sarda. Per rendersene conto non c’è modo migliore delle perlustrazioni nel Supramonte, tra i calcari di Oliena e Orgosolo, cuore della Barbagia e dell’Isola. Obiettivo, quello della RES, ambizioso, per portare i chilometri di sentieri segnati da circa mille a cinquemila in pochi anni. Come prevede la legge Regionale istitutiva, la N° 16/2017 e le regole attuative, attorno ad essa si intensifica il lavoro, non sempre coordinato, dell’Agenzia Forestas e del CAI.
L'ultimo giorno di agosto siamo andati ad accarezzare, passo dopo passo, la nuova segnaletica orizzontale e verticale che spicca sui pianori di calcare, verso la cima del monte Corrasi. L’estate che se ne va, nel centro Sardegna non promette nulla di buono. I nostri Smartphone segnano tempesta, almeno nel pomeriggio. Non ci fermiamo. Le indicazioni iniziano da Maccione, vecchia colonia montana trasformata in punto di accoglienza e di partenza per l’ignoto del Supramonte. Ci accompagnano, stampati sulla roccia, le indicazioni sul bianco, bordi rossi, del 401, 402, 403. E le frecce direzionali con le frecce orientate sui primi ovili di Tuones e sui grumi di calcare in cima alla catena bianca. Reggono, a Tuones, i costoni scoscesi, i plurisecolari lecci, salvatisi dalla mattanza della distruzione delle foreste per il carbone a inizio novecento. Radici robuste incastonate negli anfratti rocciosi. Solo qualche fuoristrada resiste traballante sull'antica carrareccia. Dominano i silenzi di sempre, rimangono lontane sulle coste le frenesie assordanti delle affollate estati sarde. Gli ovili di Tunes sono muti. D’altronde sono testimoni senza voce di storie non lontane di morti ammazzati. Si sale, seguendo le frecce direzionali, fissando su wikiloc gli way point da non dimenticare.
Intanto si allargano gli orizzonti. Dalla catena del Marghine, a Monte Spada e le cime ondulate del Gennargentu. Villaggi in chiaroscuro tra le nebbie che salgono beffarde dalla piana del Cedrino. L’ultimo tornante Scala ‘e Pradu. Si aprono gli spazi senza fine e l’accecante brullo chiarore delle rocce spruzzate qua e là di radi cespugli di verde che volge verso il giallo. Paesaggi lunari, tra Carabidda, Nurre sas Palumbas, Apriles e Punta Sos Nidos. Luoghi di vite nascoste, tra mufloni selvaggi e ultime resistenti greggi. Non a caso un set speciale e straordinario per registi sardi di fama internazionale. Qui, su queste pietraie, Giovanni Columbu ha ambientato il film “Su Re” e la conclusiva vicenda umana del Cristo non poteva trovare spazi più appropriati, come il film “Son’e Taula” di Salvatore Mereu, regista narratore delle storie della Sardegna più autentica e profonda. Ancora dislivello e quote da raggiungere. Sino alla vetta di Punta Corrasi, 1450 metri, come punto trigonometrico delle Barbage degradanti verso i mari d’Oriente. I segnavia di Forestas e Cai indicano ancora mete lontane, l’altra cima “sa Pruna” e il Supramonte di Orgoloso più nascosto. Sappiamo che questa potrà essere nel prossimo programma CAI. E subentra lo spirito della ricerca. Troviamo Nurre Dogone, nelle vicinanze si raccoglieva, si conservava e si trasportava a valle il ghiaccio e quel cuile (antica dimora dei pastori sardi) nascosto ai venti di tramontana, Badde ‘e Sas Mandras. Qui, nel pensiero delle solitudini dei caprai, si compie la nostra sfida. Sapendo che a breve questi costoni di pietra bianca, levigata da artisti senza tempo, e questi silenzi verranno infranti. Si animeranno della colorata comitiva e della solida baldanza dei soci del Club Alpino.
Fonte: Matteo Marteddu, Presidente Cai  Nuoro.

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