Il Bidecalogo rivisto e aggiornato

Ferrate, gruppi numerosi, torrentismo, falesie: tutte le regole del CAI per andare in montagna senza nuocere all’ambiente

La relazione del consigliere Bargagna durante l'Assemblea di Genova

Conoscere, frequentare e preservare le montagne e difenderne l’ambiente. Fin dalla sua fondazione nel 1863 il Club alpino italiano ha posto questi fondamentali obiettivi alla base del proprio ruolo sociale, contribuendo ad elaborare leggi di tutela (si pensi ad esempio alla Convenzione delle Alpi sottoscritta nel 1993 e alla più recente Convenzione degli Appennini), istituire aree protette (come la Riserva di Pietracarmela in Abruzzo o il Parco Nazionale della Valgrande solo per fare degli esempi) e ispirare la condotta di chi va in montagna. «È necessario che la presenza del singolo socio e dello sportivo in montagna, nonché del CAI inteso quale Associazione, sia sempre rispettosa dell’ambiente, degli abitanti, della cultura e delle tradizioni locali. Non bisogna inoltre adattare l’ambiente della montagna alle esigenze dei singoli e dell’Associazione, bensì adattare queste ultime alle realtà ambientali della montagna» recita nelle sue premesse il BIDECALOGO, un documento stilato nel 1981 e attualmente in fase di aggiornamento e discussione.

Un invito rivolto ai soci: parliamone. La bozza che qui presentiamo in anteprima è stata elaborata all'interno di un gruppo di lavoro di sei consiglieri centrali, supportati dai suggerimenti della CC TAM e del Comitato scientifico centrale. E' stata presentata alle assemblee dei delegati dei gruppi regionali ed alle altre commissioni centrali. L’invito a tutti i soci è di prenderne visione, discuterne e prepararsi così a un più ampio momento di confronto in occasione dell’Assemblea Nazionale dei Delegati del 19 e 20 maggio a Porretta Terme (PT). La presentazione a Porretta Terme dovrebbe preludere ad un'ampia dioscussione nelle Sezioni, la cui sintesi è riservata sempre al Consiglio centrale (commissione politiche sociali ed ambientali) e la cui approvazione definitiva avverrà a Torino nel 2013 in occasione del 150° del CAI.

Un documento impegnativo. Si tratta, come è stato notato, di un documento piuttosto impegnativo che mette in discussione attività sociali ricorrenti come l’accompagnamento di gruppi numerosi in ambienti d’alta quota o in luoghi dove il delicato ecosistema può essere compromesso dall’eccessiva frequentazione (come le falesie dove nidificano i rapaci, le forre dei torrenti e le grotte).

Tutela e autodisciplina. Le prime dieci regole riguardano il ruolo istituzionale del CAI come “sentinella della montagna” (Posizione e impegno del CAI a favore dell’ambiente montano e della sua tutela).  Le altre dieci sono invece “considerazioni generali” che riguardano i principi di autodisciplina che devono – o almeno dovrebbero - ispirare la condotta di tutti i soci durante le attività in montagna. «Tali regole si basano su un inscindibile criterio etico-ambientale: protezione dell’ecosistema montano, sviluppo sostenibile e mantenimento di condizioni conformi alla natura e al significato delle nostre attività – si legge nella premessa - Pertanto l’attività del CAI, dagli Organi Centrali ai Gruppi regionali, dalle Sezioni ai singoli Soci, sarà impostata coerentemente con il compito di tutela dell’ambiente montano e del paesaggio, secondo i principi contenuti nel Documento».

 

 

 

 

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